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PROPOSTA/ Caro Tremonti, ecco come sfruttare al meglio le privatizzazioni

Pubblicazione:lunedì 3 ottobre 2011

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Il primo punto (in ordine di tempo) della strategia di crescita presentata dal Governo è il fondo immobiliare che ha presto acquisito, sulla stampa d’informazione, il nomignolo di “fondo taglia-debito”. In breve, l’obiettivo è “creare ricchezza” dalla manomorta pubblica (stimata in 1.815 miliardi, pari quasi allo stock di debito pubblico). In pratica, la cessione di una parte (peraltro relativamente modesta) del patrimonio immobiliare pubblico (che oggi rende poco o nulla allo Stato e alle pubbliche amministrazioni in generale) e dei diritti per le emissioni inquinanti di CO2. Dalla prima fonte si contano di ricavare 35-40 miliardi; dalla seconda altri 10.

La proposta è ben congegnata ed è stata presentata il 29 settembre al Gotha della finanza italiana da un Comitato di Ministri, in varia misura interessati all’idea. Nei prossimi giorni ci saranno audizioni al Cnel e successivamente un disegno di legge verrà esaminato dal Consiglio dei Ministri e dal Parlamento.

In primo luogo, è pleonastico dire che cercare di valorizzare il patrimonio pubblico è una buona idea. Ci sono ora pure le premesse perché l’idea abbia questa volta modalità di applicazione che la rendano realizzabile entro un lasso di tempo relativamente breve; infatti, rispetto agli impegni europei, ci vorrebbero 40-50 miliardi di euro l’anno (agli attuali d’interesse) per i prossimi vent’anni per fare sì che lo stock di debito pubblico raggiunga il 60% del Pil (o giù di lì) entro il 2032.

Negli ultimi mesi, infatti, sono state presentate idee in questo senso da numerosi economisti. Alcune (ad esempio, quelle di Giuseppe Guardino, di Giorgio La Malfa e dello stesso Paolo Savona) sono riassunte in un articolo di Savona nell’ultimo numero del mensile Formiche. Altre sono state pubblicate su vari numeri del settimanale Milano Finanza da Andrea Monorchio e da Guido Salerno Aletta. Altre ancora sono apparse su riviste specializzate.

In breve, si è diffusa e radicata l’ipotesi che il debito pubblico è ormai un freno tale alla crescita che occorre pensare a un’operazione straordinaria (nel senso etimologico di “fuori dall’ordinario”) per abbatterlo. Tale operazione passa o per un’imposta patrimoniale o per un’operazione di grande ampiezza sul patrimonio dello Stato all’insegna del motto “vendere, vendere, vendere” (nonostante questo non sia forse il momento opportuno per farlo in termini di domanda effettiva). Un confronto tra queste varie proposte si è tenuto alla Fondazione Ugo La Malfa la sera del 29 settembre. Date le dimensioni del problema, il fondo ora delineato dal Governo può essere visto come una prima “tranche” di un’operazione ventennale.


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