Economia e Finanza
martedì 4 ottobre 2011
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La crisi dai titoli sovrani si allarga alle banche. Lo ha dichiarato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, al termine dell’Ecofin sottolineando che “la crisi gira attorno ai rischi sovrani e da ultimo anche nel settore bancario”. Ilsussidiario.net ha contattato Gianni Gambarotta, direttore di Finanza & Mercati, per chiedergli di commentare le parole del ministro. Per l’esperto sui rischi che stanno correndo le banche “non esistono dubbi. Basta vedere che cosa sta succedendo adesso a Dexia, per il cui salvataggio devono intervenire due Stati, la Francia e il Belgio. Del resto, già nel 2008 dopo il crollo di Lehman Brothers, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno dovuto salvare una porzione significativa del sistema bancario inglese e americano”.Per il direttore di Finanza & Mercati, la situazione attuale in Europa è molto simile a quella di allora: “Le banche italiane hanno continuato a fare aumenti di capitale, che non sono ancora finiti. E’ difficile quindi affermare che la crisi non investe il sistema bancario. D’altra parte poi non è un segnale incoraggiante neppure il fatto che, quando è stato chiesto all’amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, fino a che punto la sua banca fosse esposta con Dexia, lui ha risposto testualmente: ‘Non lo so, non penso’. Peccato che Ghizzoni sia l’amministratore delegato di UniCredit, e non il fattorino. Anche questi dettagli contribuiscono a dare la sensazione che le nostre banche siano gestite con una mano non particolarmente salda”. Per Gambarotta, la conseguenza inevitabile sarà che “le banche dovranno essere salvate dagli Stati. I governi infatti non possono permettersi di fare fallire il loro sistema creditizio, perché questa strada porterebbe solo alla bancarotta e al fallimento. Se quindi le crisi bancarie continuano e si aggravano, come è successo dopo il crac della Lehman Brothers, saranno necessari degli interventi statali”.Non a caso Tremonti ha sottolineato: “Per un Paese come il nostro il risanamento dei conti era un ‘primum vivere’ ed è quella su cui può e deve avvenire la crescita”. Un’affermazione condivisa dal direttore di Finanza & Mercati, secondo cui “in questo momento le notizie finanziarie sono molto strumentalizzate dal punto di vista politico. Un Paese con un debito pubblico pari al 120% del Pil deve risanare il suo bilancio. Le attuali turbolenze sui mercati nascono proprio dal fatto che lo spread tra Btp e Bund fa sì che il rischio di debito sovrano dell’Italia sia percepito come troppo alto”.
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