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Economia e Finanza

FIAT/ 1. Sapelli: "Goodbye Italia". Firmato Marchionne

Sergio Marchionne (Foto Ansa) Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Marchionne non può pretendere di avere di fronte i sindacati che vuole o immagina lui. Che cos’è, è seccato perché c’è anche la firma della Cgil? Può dire che in simile accordo gli altri due sindacati sono succubi della Cgli? Questo è un ragionamento che non sta né in cielo, né in terra. Ed è questo che rende inspiegabile il tutto. Alla fine l’Amministratore delegato della Fiat si fa nemici da tutte le parti, cerca lo scontro con tutti, in Italia e anche con lo Uaw americano. Non è possibile una simile concezione delle relazioni industriali. Ha un duro confronto con il sindacato americano e si dimette da Confindustria per l’accordo interconfederale del 21 settembre. Se fossi l’azionista di riferimento della Fiat comincerei a preoccuparmi.

 

Per quale ragione?

 

Per la storia stessa della Fiat, per il tipo di relazioni istituzionali che la fabbrica ha sempre seguito, per una sorta di “bon ton” che ha sempre mantenuto con le istituzioni. Io l’ho più volte detto: non condivido le posizioni della Cgil, quelle della Fiom in particolare. Ma non penso che si possa fare il manager conducendo una trattativa solo con i sindacati che ti seguono e non si mettono a contrattare. Questo è stupefacente.

 

L’impressione è che questo “addio” non tenga conto di una situazione complessiva delle relazioni industriali che contempla anche esempi virtuosi...

 

Basta guardare ai chimici e ai tessili, dove si arriva sempre a un accordo prima degli altri. E si contempla anche un welfare aziendale che sta continuamente migliorando.

 

Una volta lei ha definito Marchionne più come un finanziere che un imprenditore...

 

Credo di non essermi sbagliato. La Fiat in questo momento non va bene. I nuovi modelli non vanno bene sul mercato. E lui dà l’impressione di essere preoccupato soprattutto delle sue azioni, delle stock options che deve ricevere.

 

(Gianluigi Da Rold)

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