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FINANZA/ La grande "truffa" degli indignados di Wall Street

Pubblicazione:martedì 4 ottobre 2011

Le manifestazioni degli indignados a New York (Foto Ansa) Le manifestazioni degli indignados a New York (Foto Ansa)

Ammetto, infatti, di aver buttato via dieci minuti della mia domenica leggendo l’articolo di Michael Moore pubblicato su Repubblica e dedicato ai cosiddetti indignados americani di Liberty Plaza, quelli che da giorni assediano Wall Street e il ponte di Brooklyn, costringendo la polizia a centinaia di arresti e cariche per disperdere la folla che blocca il transito delle auto attraverso l’arteria newyorchese (geniale ricetta di per sé, quella di paralizzare l’attività della capitale economica Usa nel pieno di una crisi). L’articolessa era un profluvio di anti-capitalismo alla Beppe Grillo mischiato all’epica della rivolta sociali in stile Berkley, con la novità di hippies e sindacalisti dell’automobile che protestano insieme, vecchi e giovani che con i loro corpi impongono il classico “enough is enough” ai pescecani della finanza e del turbo-capitalismo.

Roba da convegno di Democrazia Proletaria, insomma, intriso di mistica del sogno obamiano tradito, buono per un film di Robert Redford o di Ken Loach in trasferta Oltreoceano: immediatamente mi è tornato in mente l’aforisma di Nicolàs Gòmez Dàvila, in base al quale «i marxisti definiscono la borghesia in chiave economica per nascondere il fatto che vi appartengono». La realtà, purtroppo, è un po’ più complessa, però, del bianco-nero o buoni-cattivi che contraddistingue da sempre Michael Moore e i suoi lavori politically correct. “Blame the speculators”, questo il mantra classico di quando le cose vanno male e non si ha troppa voglia di capirne radici e ragioni. Un passo dell’articolo di Moore è esemplificativo al riguardo, quando dice che in Liberty Plaza, a dispetto dei servizi macchiettistici offerti dai media mainstream, «ho visto i giovani. Ho visto gli anziani. Ho visto la gente di tutti i tipi e tutte le religioni... Ci stanno le infermiere in quella piazza. Ci stanno gli insegnanti in quella piazza. Gente di ogni tipo». Bene, quella gente non dovrebbe guardare al palazzo di Wall Street per cercare il possibile carnefice del proprio presente e futuro: basta che si guardi attorno per trovarne i complici e, peggio, mandanti.

Già, perché sapete chi è stato il principale motore della diffusione cancerogena dei derivati finanziari negli Stati Uniti da dieci anni a questa parte, sdoganandoli tra investitori retail e istituzionali e rendendoli la norma? I fondi pensione, i quali non si accontentavano più di investimenti che fruttano il 2-3% e si sono gettati a capofitto nel mondo dei derivati over-the-counter, quelli dei circuiti non regolamentati e di proprietà proprio di quelle banche d’affari che tanto oggi vorrebbero bruciare.

«Ci stanno gli insegnanti in quella piazza», ci dice Michael Moore attraverso Repubblica. Bene, sarebbero i primi da prendere a calci nel sedere seguendo la logica populistico-giacobina in auge negli Usa in queste ore, visto che il caso più clamoroso di rischio legato all’investimento è quello rappresentato dall’Illinois Teachers Retirement System (TRS, 33,72 miliardi di dollari con 355mila membri full-time, part time e supplenti della scuola pubblica, più personale amministrativo), reso noto lo scorso anno - grazie alla pubblicazione dello stato patrimoniale in base al Freedom of Information Act - da Dale Rosenthal, ex stratega al Long Term Capital Management, l’hedge fund collassato nel 1998 e ora assistente professore alla University of Illinois-Chicago.


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COMMENTI
04/10/2011 - sarebbe? (Alberto Speroni)

si potrebbe esprimersi più semplicemente??? GRAZIE!! ".......................... bad loans vengano cancellati manu militari dagli stati patrimoniali delle banche dai giudici. Insomma, c’è un ............. e far apparire le writedowns dei prestiti come un qualcosa di positivo per il book equity, ma anche una potenziale istigazione al moral hazard da parte dei cittadini - che sanno di potersi indebitare senza pagare, stante la sentenza - e il rischio di nuove, massicce bank run per timore che la decisione del distretto di Larissa sia prodromica a fallimenti a catena o a normative restrittive e di salvaguardia da parte degli istituti. Ma non basta............