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FINANZA/ La grande "truffa" degli indignados di Wall Street

Le manifestazioni degli indignados a New York (Foto Ansa) Le manifestazioni degli indignados a New York (Foto Ansa)

Ecco cosa ha detto Rosenthal non appena dato uno sguardo alle sette pagine di lista delle posizioni su derivati detenute dal fondo pensione degli insegnanti dello Stato: «Se qualcuno me lo avesse faxato chiedendomi un consiglio per definire il possibile detentore di tali posizioni, il suo profilo, avrei detto che fosse appartenuto a Citadel, Magnetar o al properties trading desk di una banca». Il perché è chiaro: voglia di guadagno, di interesse maggiore. E se chi investe chiede sempre più rischio per avere sempre più guadagno, il fondo o la banca ti accontentano, è il loro lavoro: chi ha più colpa, quindi, chi fa il suo lavoro o chi autoalimenta la spirale fuori controllo della finanza derivata esponendosi per miliardi, pur essendo un soggetto quasi para-statale, salvo poi strepitare in piazza quando ha perso miliardi e la crisi morde? Come definire in una parola questa situazione?

Avidità, il motore immobile del libero mercato che colpisce tutti, David Einhorn come il supplente di matematica di un liceo di Danville o il vice-preside delle elementari di Griggsville. Non ci sono squali o angeli, non c’è superiorità morale: di fronte all’ipotesi di un alto rendimento, sono pochi i Karl Marx nella vita reale. Il sistema è questo, funziona così. Avidità, quindi, la stessa che ora gli americani medi imputano, insieme al capo-popolo Michael Moore, ai finanzieri e agli speculatori, gli stessi ai quali però hanno affidato per anni e anni i loro sudati risparmi per monetizzare il 10-15-20% e non un micragnoso 3%. E si sa, quando ti promettono il 10% di ritorno le cose sono due: o c’è la fregatura o si corre un rischio enorme.

E rischio fu, visto che dopo aver perso 4,4 miliardi di dollari in investimenti nell’anno fiscale 2009, lo scorso maggio il fondo appariva sottocapitalizzato per 44,5 miliardi di dollari, stando ai dati della Commission on Government Forecasting and Accountability. Nel solo trimestre chiusosi il 31 marzo 2010, il fondo aveva perso su posizioni del portafoglio derivati qualcosa come 515 milioni di dollari. Questo il parere al riguardo di Frank Partnoy, professore di legge e finanze all’Università di San Diego, accademico che a metà degli anni Novanta ha lavorato a Wall Street proprio come strutturatore di derivati: «Quel portafoglio ci dice chiaramente che l’investimento non si basa su ciò che è furbo e giusto, ma su cosa genera i ritorni più alti. È un’illustrazione epica su come ci siamo persi nella complessità finanziaria».

E il Fondo degli insegnanti dell’Illinois opera davvero come Gordon Gekko, più che come un’istituzione che, in base alle leggi statunitensi e agli statuti, dovrebbe operare in base a queste linee guida, ricoprendo essi «un interesse pubblico nazionale, in base all’Employee Retirement Income Security Act del 1974 e sostanziando importanti funzioni economiche, quali: mobilizzare i risparmi, gestirli, aiutare nella fornitura di stabilità salariale, rendere i mercati del lavoro più efficienti. Il tutto, legato al rischio sistemico dei mercati finanziari». E come assolve a queste funzioni sociali così importanti, il Fondo pensione degli insegnanti dell’Illinois, uno dei tanti negli Usa abbagliati dai profitti a sei zeri di Wall Street? Ponendosi largamente sul lato del rischio di tutti i contratti in portafoglio, inclusi i tanto vituperati credit default swaps, oggetto degli strali di Michale Moore nel suo “Capitalism: a love story” e ritenuti grandemente responsabili del crollo di Lehman Brothers e del salvataggio di Aig.


COMMENTI
04/10/2011 - sarebbe? (Alberto Speroni)

si potrebbe esprimersi più semplicemente??? GRAZIE!! ".......................... bad loans vengano cancellati manu militari dagli stati patrimoniali delle banche dai giudici. Insomma, c’è un ............. e far apparire le writedowns dei prestiti come un qualcosa di positivo per il book equity, ma anche una potenziale istigazione al moral hazard da parte dei cittadini - che sanno di potersi indebitare senza pagare, stante la sentenza - e il rischio di nuove, massicce bank run per timore che la decisione del distretto di Larissa sia prodromica a fallimenti a catena o a normative restrittive e di salvaguardia da parte degli istituti. Ma non basta............