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DOWNGRADE ITALIA/ Cos’è Moody’s, l’agenzia di rating che ci ha declassato? La scheda

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L’agenzia di rating Moody’s ha tagliato il giudizio sulla nostra capacità di solvenza, facendolo passare da Aa2 ad A2. Si tratta, come Standard & Poor’s e Fitch, che insieme controllano una quota pari a circa il 95 per cento del mercato,di agenzie private che, dopo aver sviluppato accurate ricerche, studi e analisi, emettono un giudizio sulle imprese, sugli Stati e sui titoli azionari che questi emettono. Si tratta di valutazioni che fanno riferimento alla solidità dell’oggetto valutato, ovvero all’affidabilità degli investimenti, e alla capacità di ossequiare i propri debiti. Anche uno stato emette titoli e obbligazioni e viene giudicato in base alla propria capacità, una volta che deve pagare i debiti contratti nei confronti degli investitori, di farlo o meno. Diversi fattori influiscono più o meno negativamente. Ad esempio l’ammontare del debito dell’azienda o dello Stato preso in considerazione, la solidità della sua economia e la capacità di creare sviluppo. Il taglio del giudizio,il downgrading, determina, in sostanza, una perdita significativa di appeal nei confronti degli investitori che, infatti, saranno dissuasi dall’investire laddove non sono sicuri che i propri crediti saranno ripagati.

L’ultima agenzia ad averci declassato in ordine di tempo è stata fondata nel 1909 da John Moody, un giornalista. Obiettivo iniziale, era quello di fornire un analisi dei rischi e dei benefici a chi voleva investire nel nascente boom dei trasporti. Contestualmente, S&P iniziò ad operare con le stesse finalità. In breve tempo, Moody’s estese le sue analisi al campo delle obbligazioni. Nel dopoguerra anche ai debiti sovrani, passando da 3 Paesi nel ’75 a più di cento negli Anni 2000. La sua fetta di mercato attuale è pari a quella della sua diretta concorrente, S&P, ovvero il 40 per cento. Nel 2010 il suo fatturato ha raggiunto i 2,03 miliardi di dollari, con un utile netto di oltre 507 milioni. Una buona fetta dei guadagni va a rimpinguare le tasche di Warren Buffet, il terzo uomo più ricco al mondo dopo Bill Gates e Carlos Slim, il secondo più ricco degli Usa, che attraverso Berkshire Hathaway, la sua holding, controlla il 12,47% dell’agenzia.


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