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FINANZA/ 2. Ecco la bufala che spinge i mercati al rialzo

Pubblicazione:giovedì 6 ottobre 2011

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Secondo il solo e vero market maker, il Financial Times, i paesi membri dovranno presentare alla prossima riunione dell’Eurogruppo, in agenda a fine mese, delle proposte concrete per come attuare il piano di sostegno alle banche. Le ipotesi dei tecnici, illustrate ieri da La Repubblica, succedaneo in salsa italica del foglio della City (e questo la dice lunga sui veri intenti dell’operazione) sono tre. La prima prevede un intervento del governo nazionale su quegli istituti finanziari che presentano un livello di patrimonio primario (Core Tier 1) basso, attraverso il denaro pubblico (quale?). La seconda guarda invece alla Banca centrale europea, con l’Eurotower che potrebbe allungare le scadenze dei prestiti alle banche a fronte di alcune garanzie (la stessa Bce che già opera a leva 1-26, si svena per comprare bonds sul mercato secondario e deve garantire liquidità illimitata agli istituti?). La terza ipotesi prevede di ampliare la capacità di intervento dell’Efsf (l’hanno detto a Schauble?). Ovvero, l’acqua calda. Ma, soprattutto, operazioni che o non si possono compiere per mancanza di soldi o non si vogliono compiere, stante il dibattito che va avanti ormai da mesi sull’ampliamento del fondo Efsf ad almeno 1,5 trilioni di euro, sempre bloccato dai veti tedeschi che non vanno oltre i 700 milioni, la metà dei quali già ipotecati da Grecia, Irlanda e Portogallo.

Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici e monetari, ha parlato di «dettagli ancora in discussione», «nessuna decisione formale presa», ma unicamente di «senso di urgenza condiviso tra i ministri dell’Ecofin» e «necessità di agire congiuntamente»: insomma, parole. Le stesse che il Financial Times utilizzò il 12 settembre scorso rivitalizzando le Borse con la bufala del salvataggio cinese dell’Europa e il 22 settembre quando lanciò la notizia del primo piano europeo, quello che avrebbe dovuto ricapitalizzare le 16 banche uscite non proprio brillantemente dagli stress tests (gli stessi che diedero una bella pacca sulle spalle a Dexia solo tre mesi fa). Ora è il turno della terza bufala a uso e consumo di politici conniventi che non sanno come venirsene fuori dalla situazione, stante il loro criminale atteggiamento di negazione del default greco. Patetici.

Ma vi sembra normale che Wall Street possa passare da -2% a quasi +3% sulle indiscrezioni più che vaghe del piano per il piano di un piano del piano, un qualcosa di cui fino al mattino non si sapeva nulla e che, magicamente, si concretizza attraverso i bofonchiamenti di Olli Rehn a borse europee chiuse? Ma cosa pensano, che abbiamo tutti l’anello al naso? Dexia aveva 566 miliardi di euro di assets alla fine dell’anno scorso e attualmente ha un market cap di 2 miliardi di euro: quanti di quegli assets sono bad assets, quindi?

Qualcuno, stando al “piano” del FT, starebbe per mettere le mani in tasca a fronte di quei bad assets di cui non si conosce qualità e volume. Chi? Francia e Belgio, quest’ultimo però a fronte di un debito di 322 miliardi di euro e 340 miliardi di Pil: quanto di quel debito cattivo il Belgio può realisticamente finanziare, quindi? Domande senza risposta, in base al piano eccita-Borse del Financial Times. I bad assets sono infatti prestiti sovrani, prestiti immobiliari residenziali o commerciali? Quanto capitale serve? Boh, intanto le Borse salgono.


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