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FINANZA/ L’esperto: vi spiego perché l’Europa è costretta a salvare le banche

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Continuano a reggere, senza aiuti pubblici e nonostante la speculazione assegni loro un valore inferiore a quello racchiuso negli stati patrimoniali e nelle prospettive di conti economici. È ovvio che guadagneranno di meno nei prossimi anni e dovranno accumulare nuovo capitale, distribuendo tendenzialmente meno dividendi. D’altronde, commetterebbero un errore se - per puntellare gli utili - si rivolgessero ad attività di finanza globale più redditizia ma più rischiosa, facendo mancare il credito alle imprese, anche se questo può essere nell’immediato meno profittevole.

 

L’euro intanto si sta deprezzando….

 

Si, ma non è un male in sé, anzi. Gli analisti stimano in questi giorni che il valore “fair” del cambio con il dollaro - sulla base dei fondamentali macroeconomici - sia attorno a 1,25. L’export europeo - e italiano - potranno competere in condizioni meno penalizzate dalla guerra valutaria non solo verso gli Usa, dove la Fed “inflazionista” sta aiutando Obama nell’anno elettorale, ma anche e soprattutto verso la Cina, che ha finora investito le sue riserve valutarie nell’Eurozona “rigorista” per almeno tre ragioni: minor rischio di cambio; difesa concorrenziale; assunzione di potere geopolitico attraverso la sottoscrizione di debiti sovrani. 

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