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L'INTERVENTO/ Draghi: l'Italia senza i giovani non cresce

Pubblicazione:venerdì 7 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:domenica 9 ottobre 2011, 18.44

Mario Draghi (Foto Ansa) Mario Draghi (Foto Ansa)

Negli Stati Uniti, un Paese in cui gli strumenti di protezione sociale sono meno sviluppati che in Europa, sono stati diffusi recentemente i dati sul reddito delle famiglie [3]. Nel 2010 il reddito mediano è diminuito In termini reali del 6,4 per cento rispetto al 2007, l’anno precedente lo scoppio della crisi. La riduzione ha interessato tutti, ma soprattutto i ceti meno abbienti. La quota di persone con un reddito al di sotto della soglia di povertà assoluta è salita al 15,1 per cento, tra i valori più alti toccati dalla metà degli anni sessanta.

Mi soffermo sugli Stati Uniti, un paese in cui il PIL ha più o meno recuperato i valori pre-crisi per sottolineare un fenomeno di questi anni recenti: il “doubling-up” delle famiglie, ovvero la crescita del numero di famiglie in cui è presente almeno un adulto (non studente) oltre al capofamiglia e al suo partner. Gli analisti del Census Bureau hanno infatti rilevato come molte persone, soprattutto giovani, abbiano reagito alle difficoltà economiche rinunciando alla loro indipendenza per coabitare con altri. Hanno stimato che la quota dei giovani tra i 25 e i 34 anni che vivono con i loro genitori sia aumentata dall’11,8 per cento nella primavera del 2007 al 14,2 nella primavera del 2011; per quasi metà, sarebbero stati poveri se fossero vissuti soli, contando cioè solamente sul loro reddito [4].

Non vi sono indicazioni che anche in Italia si sia avuto un fenomeno paragonabile al doubling-up, con tutta probabilità a causa del ritardo con cui i giovani escono nel nostro paese dalla famiglia di origine. Le informazioni sugli sviluppi dell’occupazione nel corso della crisi mostrano tuttavia andamenti riconducibili agli stessi motivi anche per le famiglie italiane. Nel 2009 il tasso di occupazione dei figli conviventi è sceso di 2,9 punti a fronte di un calo di 0,7 punti tra i capifamiglia e i loro coniugi; per questi ultimi, la diminuzione è stata maggiore tra i più giovani.

La struttura dell’occupazione e gli strumenti di sostegno esistenti tendono a favorire le persone meno giovani o già occupate: la perdita di posti di lavoro tra le persone con responsabilità familiari è stata frenata dalla minor incidenza di contratti di lavoro atipici e dall’ampio ricorso alla Cassa integrazione. La caduta dell’occupazione ha invece interessato in prevalenza i figli conviventi e quindi i nuclei familiari plurireddito.

 

[3] DeNavas-Walt, C., B. D. Proctor e J. C. Smith, Income, Poverty, and Health Insurance Coverage in the United States: 2010, U.S. Census Bureau, Current Population Reports, P60-239, Washington, DC, U.S. Government Printing Office, 2011.

 

[4] Ibid., pp. 21-2.


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COMMENTI
10/10/2011 - Alcune idee.... (PAOLA CORRADI)

Mi permetto di proporre alcune idee che potrebbero portare alla maggior occupazione dei nostri figli: 1) una legge di prelazione del figlio sul posto di lavoro del padre o della madre che accettassero il pensionamento anticipato 2) emolumenti di pensioni variabili a partire dai 60 anni, chi preferisce andare prima in pensione percepirà una pensione più bassa (con conseguente riduzione delle pensioni ottenute in precedenza e quindi con decreto retroattivo) 3) una forma diversa di contratto di lavoro per chi accettasse un pensionamento anticipato, ovvero riduzione delle ore di lavoro a favore di un giovane che viene affiancato Infatti quello che non vedo, nelle proposte di legge, è una casistica variabile che possa in qualche modo soddisfare le varie situazioni familiari e sociali. Non c'è fantasia nè progettualità politica, sono veramente basita. Con le potenze di calcolo disponibili si potrebbero elaborare leggi fantastiche provando a modificare via, via tutte le variabili in gioco. E' proprio vero la casta politica si ripropone al proprio interno senza lasciare che il nuovo avanzi. E il nuovo è già vecchio prima che possa sperimentare qualche ipotesi di lavoro.

 
09/10/2011 - La mia proposta per la crescita (Mariano Belli)

La mia proposta per la crescita è' molto semplice : fare come hanno fatto gli islandesi, che quando sono andati da loro gli esponenti del FMI li hanno in pratica mandati a stendere, e sono dovuti ripartire con le pive nel sacco : di qui SOVRANO c'è solo il popolo italiano, non il debito fatto (ad arte?) dai servitori nostrani della finanza globale....perciò usciamo da tutti questi "accordi" internazionali a perdere, e riprendiamoci la nostra libertà e la nostra Patria! Diversamente, saremo schiavi per sempre....

 
08/10/2011 - Il Lavoro o la finanza ? (Diego Perna)

Da quando il lavoro in genere, è stato devalorizzato rispetto alla finanza, cioè denaro che si autoriproduce e rimoltliplica all'infinito, un milione di miliardi di derivati rispetto a 60000 mld di pil mondiale, è dura rimettere in moto l'economia, sia nel ns che negli altri paesi. Comunque ai giovani che fanno un'impresa si potrebbero dare tre anni di franchigia su Inps , inail ecc che sommano a circa 20000 euro.Molti sarebbero incoraggiati a tentare. Per i 50enni come me forse andrebbe bene non sentirsi sempre ripetere che siamo obsoleti oppure evasori e parassiti se non riusciamo a rispettare gli studi di settore, magari potremmo provare a resistere ancora. Comunque è una bella sfida per tutti, chi non la vive sulla pelle non sa nemmeno di cosa stiamo parlando. Buona Serata

 
08/10/2011 - E su questo il prof. Draghi cos'ha da dire? (Alberto Pennati)

«Sono pronto, se necessario, a dare il contributo per far funzionare le cose». Alessandro Profumo, intervenendo ad un dibattito alla festa nazionale dell'Api, ha detto di essere pronto ad entrare in politica. «Da parte mia - ha aggiunto - ci metterei tutta la passione». L'ex ad di Unicredit - che nel frattempo è entrato nel cda dell'Eni - ha commentato anche la manovra, che a suo dire «non è adeguata nelle quantità ed è assolutamente insostenibile». Vi ricordate quanto percepiva Profumo in Unicredit? (cifre tratte da IlSole24 ore): stipendio da € 4,3 milioni nel 2009, € 3,5 nel 2008 e € 9,4 nel 2007, grazie a un maxibonus. E quando è uscito da Unicredit? Ha ricevuto una “buonauscita” di 40 milioni di euro per le proprie dimissioni dai vertici dell’istituto di credito (da Finanza&Borse). Ed il prof. Draghi, esperto in dare lezioni a tutti, su questo cosa ha da dire? Nulla?

 
08/10/2011 - Risposta a Draghi - parte 2 (Mariano Belli)

A parte che, poi, dove sta scritto che un’economia debba sempre crescere? (che è poi ciò che davvero interessa a voi, mica il futuro dei nostri giovani o della nostra patria : a voi interessa solo che qualcuno ripaghi quell’enome debito sovrano che ha foraggiato unicamente banche e la famosa casta, e tramite il quale ora stanno strangolando a morte interi popoli, escluso quello islandese, che non si è fatto fregare…) Certo, è perfettamente chiaro e condivisibile che per i nostri giovani e per il futuro del Paese bisogna intervenire pesantemente e al più presto, ma non certo riducendo sul lastrico una generazione di lavoratori “anziani” e relative famiglie (i nostri figli non sono anche loro giovani da tutelare?), non ignorando e svalutando l’esperienza che questi lavoratori “anziani” possono offrire, non certo riducendo i diritti a tutti, mentre semmai si dovrebbe fare il contrario, aumentarli questi diritti e sicurezze, perché un’economia è impossibile che riprenda a crescere se la gente ha sfiducia e paura, e infatti proprio questo sta avvenendo da quando avete iniziato a ridurli (legge Biagi). E infine….non dubiti che la nostra voce “anziana” si farà sentire alta e forte, quando non avremo più nulla da perdere…..

 
08/10/2011 - Risposta a Draghi - parte 1 (Mariano Belli)

Bene, sig.Draghi, sono contento di avere finalmente l’opportunità di risponderle. Il quadro che lei descrive del problema dell’occupazione giovanile è in generale condivisibile, e alcune sue proposte molto logiche, ma vorrei contraddirla in merito alla riduzione delle garanzie da lei tanto sollecitata. Sono infatti un padre di famiglia di quasi 50 anni, 2 figli ancora in età scolare, dipendente del settore privato, uno a cui avete appena detto che non potrà ottenere una pensione neanche a 65 anni (le “finestre”, sa…), uno a cui ora dite che deve rinunciare ai diritti realtivi al proprio posto di lavoro, uno per voi buono per essere carne da macello da sacrificare sull’altare di una presunta maggiore efficienza, o (peggio) giustizia sociale…... Come se in Italia fossero i lavoratori anziani a togliere il posto ai giovani……vede, è lei stesso che si smentisce, quando cita ad inizio articolo il dato dell’80% dei tedeschi che prevede condizioni peggiori per i giovani, in una Germania dove il mercato del lavoro non ha i vincoli che volete cancellare…..E allora? Non sarà che invece il fulcro del problema (e che lei non cita, strano vero?) stia nella globalizzazione voluta dalla “grande finanza” internazionale, e che il fenomeno della delocalizzazione degli investimenti produttivi abbia (come è ovvio) dislocato anche quell’occupazione di cui ora abbiamo tanto bisogno per riprendere a crescere?