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L'INTERVENTO/ Draghi: l'Italia senza i giovani non cresce

Pubblichiamo l’intervento del Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi al Seminario dell’Intergruppo Parla-mentare per la Sussidiarietà all’Abbazia di Spineto del 7 ottobre 2011

Mario Draghi (Foto Ansa) Mario Draghi (Foto Ansa)

La crescita economica non può fare a meno dei giovani né i giovani della crescita. In passato, soprattutto nella lunga fase di espansione che ha caratterizzato le economie avanzate dopo la guerra, questo duplice nesso si manifestava chiaramente nello sviluppo demografico e della produttività, nel progresso tecnico, nelle caratteristiche del capitale umano adatte a sostenere lo sviluppo. Oggi non è più così. Specialmente nel nostro paese le prospettive di reddito delle nuove generazioni sono più che mai incerte; il loro contributo alla crescita è frenato in vario modo dai nodi strutturali che strozzano la nostra economia. Si stanno sprecando risorse preziose; stiamo mettendo a repentaglio non solo il loro futuro ma quello del paese intero.

L’evidenza disponibile indica che le generazioni di italiani nati nella prima metà del secolo scorso hanno goduto di un rapido miglioramento dei loro redditi, beneficiando della sostenuta crescita economica post-bellica; questa tendenza si è indebolita per le coorti successive, forse addirittura invertita per quelle più giovani [].

È diffusa la percezione che le condizioni di vita dei giovani saranno peggiori di quelle sperimentate dai loro genitori. Esprimevano questa opinione il 65 per cento degli italiani e oltre l’80 per cento dei tedeschi e dei francesi intervistati nel 2008, già prima della grande recessione, nell’indagine Eurobarometro della Commissione europea []. In questi paesi, non più di un intervistato su dieci si attendeva che il tenore di vita dei giovani potesse migliorare

La crisi che dal 2008 ha colpito l’economia mondiale ha acuito drammaticamente il problema perché i giovani sono fra coloro che ne subiscono i contraccolpi più forti.

Nei 15 paesi che componevano l’UE fino al 2004, tra il 2007 e il 2010 il tasso di disoccupazione è aumentato di 5 punti percentuali nella classe di età 15-24, di 3,6 punti nella classe 25-34 e di 1,8 punti nella classe 35-64. Qualitativamente il profilo è simile in tutti i paesi, con l’eccezione della Germania; in Italia, come in Spagna, esso è più accentuato.

[1] A. Brandolini e G. D’Alessio, “Disparità intergenerazionali nei redditi familiari”, in Generazioni disuguali. Le condizioni di vita dei giovani di oggi e di ieri: un confronto, a cura di A. Schizzerotto, U. Trivellato e N. Sartor, Bologna, Il Mulino, 2011.

[2] European Commission, Standard Eurobarometer 69. Public Opinion in the European Union. Annexes, 2008.


COMMENTI
10/10/2011 - Alcune idee.... (PAOLA CORRADI)

Mi permetto di proporre alcune idee che potrebbero portare alla maggior occupazione dei nostri figli: 1) una legge di prelazione del figlio sul posto di lavoro del padre o della madre che accettassero il pensionamento anticipato 2) emolumenti di pensioni variabili a partire dai 60 anni, chi preferisce andare prima in pensione percepirà una pensione più bassa (con conseguente riduzione delle pensioni ottenute in precedenza e quindi con decreto retroattivo) 3) una forma diversa di contratto di lavoro per chi accettasse un pensionamento anticipato, ovvero riduzione delle ore di lavoro a favore di un giovane che viene affiancato Infatti quello che non vedo, nelle proposte di legge, è una casistica variabile che possa in qualche modo soddisfare le varie situazioni familiari e sociali. Non c'è fantasia nè progettualità politica, sono veramente basita. Con le potenze di calcolo disponibili si potrebbero elaborare leggi fantastiche provando a modificare via, via tutte le variabili in gioco. E' proprio vero la casta politica si ripropone al proprio interno senza lasciare che il nuovo avanzi. E il nuovo è già vecchio prima che possa sperimentare qualche ipotesi di lavoro.

 
09/10/2011 - La mia proposta per la crescita (Mariano Belli)

La mia proposta per la crescita è' molto semplice : fare come hanno fatto gli islandesi, che quando sono andati da loro gli esponenti del FMI li hanno in pratica mandati a stendere, e sono dovuti ripartire con le pive nel sacco : di qui SOVRANO c'è solo il popolo italiano, non il debito fatto (ad arte?) dai servitori nostrani della finanza globale....perciò usciamo da tutti questi "accordi" internazionali a perdere, e riprendiamoci la nostra libertà e la nostra Patria! Diversamente, saremo schiavi per sempre....

 
08/10/2011 - Il Lavoro o la finanza ? (Diego Perna)

Da quando il lavoro in genere, è stato devalorizzato rispetto alla finanza, cioè denaro che si autoriproduce e rimoltliplica all'infinito, un milione di miliardi di derivati rispetto a 60000 mld di pil mondiale, è dura rimettere in moto l'economia, sia nel ns che negli altri paesi. Comunque ai giovani che fanno un'impresa si potrebbero dare tre anni di franchigia su Inps , inail ecc che sommano a circa 20000 euro.Molti sarebbero incoraggiati a tentare. Per i 50enni come me forse andrebbe bene non sentirsi sempre ripetere che siamo obsoleti oppure evasori e parassiti se non riusciamo a rispettare gli studi di settore, magari potremmo provare a resistere ancora. Comunque è una bella sfida per tutti, chi non la vive sulla pelle non sa nemmeno di cosa stiamo parlando. Buona Serata

 
08/10/2011 - E su questo il prof. Draghi cos'ha da dire? (Alberto Pennati)

«Sono pronto, se necessario, a dare il contributo per far funzionare le cose». Alessandro Profumo, intervenendo ad un dibattito alla festa nazionale dell'Api, ha detto di essere pronto ad entrare in politica. «Da parte mia - ha aggiunto - ci metterei tutta la passione». L'ex ad di Unicredit - che nel frattempo è entrato nel cda dell'Eni - ha commentato anche la manovra, che a suo dire «non è adeguata nelle quantità ed è assolutamente insostenibile». Vi ricordate quanto percepiva Profumo in Unicredit? (cifre tratte da IlSole24 ore): stipendio da € 4,3 milioni nel 2009, € 3,5 nel 2008 e € 9,4 nel 2007, grazie a un maxibonus. E quando è uscito da Unicredit? Ha ricevuto una “buonauscita” di 40 milioni di euro per le proprie dimissioni dai vertici dell’istituto di credito (da Finanza&Borse). Ed il prof. Draghi, esperto in dare lezioni a tutti, su questo cosa ha da dire? Nulla?

 
08/10/2011 - Risposta a Draghi - parte 2 (Mariano Belli)

A parte che, poi, dove sta scritto che un’economia debba sempre crescere? (che è poi ciò che davvero interessa a voi, mica il futuro dei nostri giovani o della nostra patria : a voi interessa solo che qualcuno ripaghi quell’enome debito sovrano che ha foraggiato unicamente banche e la famosa casta, e tramite il quale ora stanno strangolando a morte interi popoli, escluso quello islandese, che non si è fatto fregare…) Certo, è perfettamente chiaro e condivisibile che per i nostri giovani e per il futuro del Paese bisogna intervenire pesantemente e al più presto, ma non certo riducendo sul lastrico una generazione di lavoratori “anziani” e relative famiglie (i nostri figli non sono anche loro giovani da tutelare?), non ignorando e svalutando l’esperienza che questi lavoratori “anziani” possono offrire, non certo riducendo i diritti a tutti, mentre semmai si dovrebbe fare il contrario, aumentarli questi diritti e sicurezze, perché un’economia è impossibile che riprenda a crescere se la gente ha sfiducia e paura, e infatti proprio questo sta avvenendo da quando avete iniziato a ridurli (legge Biagi). E infine….non dubiti che la nostra voce “anziana” si farà sentire alta e forte, quando non avremo più nulla da perdere…..

 
08/10/2011 - Risposta a Draghi - parte 1 (Mariano Belli)

Bene, sig.Draghi, sono contento di avere finalmente l’opportunità di risponderle. Il quadro che lei descrive del problema dell’occupazione giovanile è in generale condivisibile, e alcune sue proposte molto logiche, ma vorrei contraddirla in merito alla riduzione delle garanzie da lei tanto sollecitata. Sono infatti un padre di famiglia di quasi 50 anni, 2 figli ancora in età scolare, dipendente del settore privato, uno a cui avete appena detto che non potrà ottenere una pensione neanche a 65 anni (le “finestre”, sa…), uno a cui ora dite che deve rinunciare ai diritti realtivi al proprio posto di lavoro, uno per voi buono per essere carne da macello da sacrificare sull’altare di una presunta maggiore efficienza, o (peggio) giustizia sociale…... Come se in Italia fossero i lavoratori anziani a togliere il posto ai giovani……vede, è lei stesso che si smentisce, quando cita ad inizio articolo il dato dell’80% dei tedeschi che prevede condizioni peggiori per i giovani, in una Germania dove il mercato del lavoro non ha i vincoli che volete cancellare…..E allora? Non sarà che invece il fulcro del problema (e che lei non cita, strano vero?) stia nella globalizzazione voluta dalla “grande finanza” internazionale, e che il fenomeno della delocalizzazione degli investimenti produttivi abbia (come è ovvio) dislocato anche quell’occupazione di cui ora abbiamo tanto bisogno per riprendere a crescere?