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L'INTERVENTO/ Draghi: l'Italia senza i giovani non cresce

Pubblicazione:venerdì 7 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:domenica 9 ottobre 2011, 18.44

Mario Draghi (Foto Ansa) Mario Draghi (Foto Ansa)

Secondo stime effettuate dalla Banca d’Italia, tra il 2007 e il 2010 il reddito equivalente, ovvero corretto per tenere conto della diversa composizione familiare, sarebbe diminuito in media dell’1,5 per cento [5]. Il calo sarebbe stato più forte, oltre il 3 per cento, tra i nuclei con capofamiglia di età compresa tra i 40 e i 64 anni, proprio per le minori entrate degli altri componenti. All’opposto, sarebbe aumentato il reddito dei nuclei con capofamiglia di 65 e più anni. Nel complesso, la condizione di povertà economica delle famiglie con figli si è aggravata.

Secondo i dati dell’Eurostat, nel 2008 due terzi degli italiani di età compresa tra i 18 e i 34 anni viveva ancora con almeno uno dei suoi genitori, un dato che ci accomuna agli altri paesi mediterranei e a quelli dell’Europa orientale. Tale quota scendeva al 40 per cento circa in Germania e nel Regno Unito, al 30 in Francia e Olanda, a meno del 20 nei paesi nordici [6]. In Italia, la quota dei giovani che sono usciti dalla famiglia di origine diventa maggioritaria a 30 anni per i maschi e 28 per le femmine; questo avviene invece tra i 23 e i 25 anni per i maschi e intorno ai 22 anni per le femmine in Francia, Germania e Regno Unito, prima dei 21 anni per entrambi i sessi in Svezia, Finlandia e Danimarca [7].

Al di là degli effetti della crisi, In Italia la permanenza nella famiglia di origine dipende da molteplici fattori di lunga durata. È un carattere culturale dalle radici profonde, poco sensibile ai cambiamenti economici, politici e sociali, che sembra persistere anche per le seconde generazioni di connazionali emigrati in contesti sociali assai diversi come gli Stati Uniti [8]. Vi contribuiscono però anche fattori economici, come le prospettive nel mondo del lavoro, il costo delle abitazioni, il sistema di protezione sociale.

Dai primi anni Novanta i salari d’ingresso dei più giovani si sono ridotti in termini reali senza essere compensati da una più rapida progressione salariale nella successiva carriera lavorativa [9]. L’impegno legislativo degli ultimi quindici anni volto a rimuovere gli ostacoli alle assunzioni ha moltiplicato le forme contrattuali atipiche. In un quadro di sostanziale moderazione salariale, il numero dei giovani occupati è cresciuto a ritmi sostenuti riducendo progressivamente il tasso di disoccupazione giovanile da livelli storicamente assai elevati. La maggiore probabilità di accesso al primo impiego per coorti di giovani sempre più istruite e di dimensioni più contenute rispetto a quelle del baby boom è stata però controbilanciata dal rallentamento della crescita economica e della produttività. Ciò ha peggiorato le prospettive retributive, reso più discontinue le condizioni di primo impiego e allungato i tempi di transizione verso forme di lavoro più stabili.

 

[5] A. Brandolini, F. D’Amuri e I. Faiella, “Country case study – Italy”, in S. P. Jenkins, A. Brandolini, J. Micklewright e B. Nolan, The Great Recession and the Distribution of Household Income, rapporto preparato per la XIII conferenza europea della Fondazione Rodolfo De Benedetti “Incomes Across the Great Recession”, Palermo, 10 Settembre 2011.

 

[6] M. Choroszewicz e P. Wolff, “51 million young EU adults lived with their parent(s) in 2008”, Eurostat, Population and social conditions, Statistics in focus, n. 50, 2010.

 

[7] M. Iacovou e A. Skew, “Household structure in the EU”, in A. B. Atkinson e E. Marlier, Income and living conditions in Europe, Luxembourg, Publications Office of the European Union, 2010.

 

[8] D. S. Reher, “Family Ties in Western Europe: Persistent Contrasts”, Population and Development Review, 24, 1998, pp. 203-234; P. Giuliano, “Living Arrangements in Western Europe: Does Cultural Origin Matter?”, Journal of the European Economic Association, 5, 2007, pp. 927-952.

 

[9] A. Rosolia e R. Torrini, “The Generation Gap: Relative Earnings of Young and Old Workers in Italy”, Banca d’Italia, Temi di discussione, n. 639, 2007; F. Giorgi, A. Rosolia, R. Torrini e U. Trivellato, “Mutamenti tra generazioni nelle condizioni lavorative giovanili”, in Generazioni disuguali. Le condizioni di vita dei giovani di oggi e di ieri: un confronto, a cura di A. Schizzerotto, U. Trivellato e N. Sartor, Bologna, Il Mulino, 2011.


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COMMENTI
10/10/2011 - Alcune idee.... (PAOLA CORRADI)

Mi permetto di proporre alcune idee che potrebbero portare alla maggior occupazione dei nostri figli: 1) una legge di prelazione del figlio sul posto di lavoro del padre o della madre che accettassero il pensionamento anticipato 2) emolumenti di pensioni variabili a partire dai 60 anni, chi preferisce andare prima in pensione percepirà una pensione più bassa (con conseguente riduzione delle pensioni ottenute in precedenza e quindi con decreto retroattivo) 3) una forma diversa di contratto di lavoro per chi accettasse un pensionamento anticipato, ovvero riduzione delle ore di lavoro a favore di un giovane che viene affiancato Infatti quello che non vedo, nelle proposte di legge, è una casistica variabile che possa in qualche modo soddisfare le varie situazioni familiari e sociali. Non c'è fantasia nè progettualità politica, sono veramente basita. Con le potenze di calcolo disponibili si potrebbero elaborare leggi fantastiche provando a modificare via, via tutte le variabili in gioco. E' proprio vero la casta politica si ripropone al proprio interno senza lasciare che il nuovo avanzi. E il nuovo è già vecchio prima che possa sperimentare qualche ipotesi di lavoro.

 
09/10/2011 - La mia proposta per la crescita (Mariano Belli)

La mia proposta per la crescita è' molto semplice : fare come hanno fatto gli islandesi, che quando sono andati da loro gli esponenti del FMI li hanno in pratica mandati a stendere, e sono dovuti ripartire con le pive nel sacco : di qui SOVRANO c'è solo il popolo italiano, non il debito fatto (ad arte?) dai servitori nostrani della finanza globale....perciò usciamo da tutti questi "accordi" internazionali a perdere, e riprendiamoci la nostra libertà e la nostra Patria! Diversamente, saremo schiavi per sempre....

 
08/10/2011 - Il Lavoro o la finanza ? (Diego Perna)

Da quando il lavoro in genere, è stato devalorizzato rispetto alla finanza, cioè denaro che si autoriproduce e rimoltliplica all'infinito, un milione di miliardi di derivati rispetto a 60000 mld di pil mondiale, è dura rimettere in moto l'economia, sia nel ns che negli altri paesi. Comunque ai giovani che fanno un'impresa si potrebbero dare tre anni di franchigia su Inps , inail ecc che sommano a circa 20000 euro.Molti sarebbero incoraggiati a tentare. Per i 50enni come me forse andrebbe bene non sentirsi sempre ripetere che siamo obsoleti oppure evasori e parassiti se non riusciamo a rispettare gli studi di settore, magari potremmo provare a resistere ancora. Comunque è una bella sfida per tutti, chi non la vive sulla pelle non sa nemmeno di cosa stiamo parlando. Buona Serata

 
08/10/2011 - E su questo il prof. Draghi cos'ha da dire? (Alberto Pennati)

«Sono pronto, se necessario, a dare il contributo per far funzionare le cose». Alessandro Profumo, intervenendo ad un dibattito alla festa nazionale dell'Api, ha detto di essere pronto ad entrare in politica. «Da parte mia - ha aggiunto - ci metterei tutta la passione». L'ex ad di Unicredit - che nel frattempo è entrato nel cda dell'Eni - ha commentato anche la manovra, che a suo dire «non è adeguata nelle quantità ed è assolutamente insostenibile». Vi ricordate quanto percepiva Profumo in Unicredit? (cifre tratte da IlSole24 ore): stipendio da € 4,3 milioni nel 2009, € 3,5 nel 2008 e € 9,4 nel 2007, grazie a un maxibonus. E quando è uscito da Unicredit? Ha ricevuto una “buonauscita” di 40 milioni di euro per le proprie dimissioni dai vertici dell’istituto di credito (da Finanza&Borse). Ed il prof. Draghi, esperto in dare lezioni a tutti, su questo cosa ha da dire? Nulla?

 
08/10/2011 - Risposta a Draghi - parte 2 (Mariano Belli)

A parte che, poi, dove sta scritto che un’economia debba sempre crescere? (che è poi ciò che davvero interessa a voi, mica il futuro dei nostri giovani o della nostra patria : a voi interessa solo che qualcuno ripaghi quell’enome debito sovrano che ha foraggiato unicamente banche e la famosa casta, e tramite il quale ora stanno strangolando a morte interi popoli, escluso quello islandese, che non si è fatto fregare…) Certo, è perfettamente chiaro e condivisibile che per i nostri giovani e per il futuro del Paese bisogna intervenire pesantemente e al più presto, ma non certo riducendo sul lastrico una generazione di lavoratori “anziani” e relative famiglie (i nostri figli non sono anche loro giovani da tutelare?), non ignorando e svalutando l’esperienza che questi lavoratori “anziani” possono offrire, non certo riducendo i diritti a tutti, mentre semmai si dovrebbe fare il contrario, aumentarli questi diritti e sicurezze, perché un’economia è impossibile che riprenda a crescere se la gente ha sfiducia e paura, e infatti proprio questo sta avvenendo da quando avete iniziato a ridurli (legge Biagi). E infine….non dubiti che la nostra voce “anziana” si farà sentire alta e forte, quando non avremo più nulla da perdere…..

 
08/10/2011 - Risposta a Draghi - parte 1 (Mariano Belli)

Bene, sig.Draghi, sono contento di avere finalmente l’opportunità di risponderle. Il quadro che lei descrive del problema dell’occupazione giovanile è in generale condivisibile, e alcune sue proposte molto logiche, ma vorrei contraddirla in merito alla riduzione delle garanzie da lei tanto sollecitata. Sono infatti un padre di famiglia di quasi 50 anni, 2 figli ancora in età scolare, dipendente del settore privato, uno a cui avete appena detto che non potrà ottenere una pensione neanche a 65 anni (le “finestre”, sa…), uno a cui ora dite che deve rinunciare ai diritti realtivi al proprio posto di lavoro, uno per voi buono per essere carne da macello da sacrificare sull’altare di una presunta maggiore efficienza, o (peggio) giustizia sociale…... Come se in Italia fossero i lavoratori anziani a togliere il posto ai giovani……vede, è lei stesso che si smentisce, quando cita ad inizio articolo il dato dell’80% dei tedeschi che prevede condizioni peggiori per i giovani, in una Germania dove il mercato del lavoro non ha i vincoli che volete cancellare…..E allora? Non sarà che invece il fulcro del problema (e che lei non cita, strano vero?) stia nella globalizzazione voluta dalla “grande finanza” internazionale, e che il fenomeno della delocalizzazione degli investimenti produttivi abbia (come è ovvio) dislocato anche quell’occupazione di cui ora abbiamo tanto bisogno per riprendere a crescere?