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L'INTERVENTO/ Draghi: l'Italia senza i giovani non cresce

Pubblicazione:venerdì 7 ottobre 2011 - Ultimo aggiornamento:domenica 9 ottobre 2011, 18.44

Mario Draghi (Foto Ansa) Mario Draghi (Foto Ansa)

La famiglia costituisce quindi anche un riparo dalle temperie della economia. Ma se il miglioramento del proprio tenore di vita non avviene tramite l’accumulazione di risorse collegate al proprio lavoro come accadeva più frequentemente cinquant’anni fa, quando i patrimoni familiari erano modesti e i tassi di crescita del reddito elevati si generano problemi di equità. Se per alcuni giovani, una maggiore rilevanza della ricchezza ereditata può costituire una forma di compensazione rispetto alle minori opportunità di guadagno, in generale tende ad accrescere le disuguaglianze nelle condizioni di partenza. Il legame tra i redditi da lavoro dei genitori e quelli dei figli è in Italia tra i più stretti nel confronto internazionale, più vicino ai valori elevati osservati negli Stati Uniti e nel Regno Unito che a quelli stimati per i paesi nordici e dell’Europa continentale [10]. Il successo professionale di un giovane appare dipendere più dal luogo di nascita e dalle caratteristiche dei genitori che dalle caratteristiche personali come il titolo di studio conseguito [11].

Per assicurare condizioni di partenza meno diseguali ai giovani che si affacciano alla vita adulta può essere utile considerare strumenti redistributivi della ricchezza oltre che del reddito. Una dotazione di capitale all’inizio della vita adulta può aiutare ciascun individuo a determinare più liberamente e più responsabilmente il proprio futuro, può consentire di avviare un’attività economica, meglio di un sostegno corrente di reddito spalmato su più anni; può permettere di acquisire un’istruzione universitaria, anche se non è necessariamente più efficace di un assegno di studio o della fornitura diretta di servizi.

Ma oltre ai profili di equità emergono rilevanti problemi di efficienza nell’allocazione delle risorse umane.

La bassa crescita penalizza le prospettive degli individui all’esordio nel mercato del lavoro in modo più pesante rispetto a quelle del resto della popolazione. I lavoratori all’inizio della carriera hanno minori probabilità di occupazione e si vedono offrire salari più bassi; questa vera e propria “svalutazione” delle capacità e delle aspirazioni individuali tende a farsi persistente, traducendosi in successivi percorsi occupazionali caratterizzati da maggior intermittenza e minor profilo retributivo rispetto alle generazioni che entrano nel mercato del lavoro nelle fasi di espansione economica. Studi recenti hanno mostrato che, nei paesi dell’Europa continentale, individui che restano disoccupati per più di un anno vedono diminuire la probabilità di occupazione futura anche del [30] per cento; altri studi mostrano che laurearsi in anni di recessione riduce le prospettive salariali di circa 10 anni [12].

 

 

[10] S. Mocetti, “Intergenerational Earnings Mobility in Italy”, B.E. Journal of Economic Analysis & Policy, 7, 2 (Contributions), art. 5, 2007; A. D’Addio, “Intergenerational Transmission of Disadvantage: Mobility or Immobility Across Generations? A Review of the Evidence for OECD countries”, OECD Social, Employment and Migration Working Papers n. 52, 2007.

 

[11] A. Rosolia, “Intergenerational relations: the importance of the family”, in Società Italiana di Statistica, Proceedings of the XLIV Scientific Meeting. Università della Calabria, June 25-27, 2008, Padova, CLEUP, 2008, pp. 329-336.

 

[12] B. Ackerman e A. Alstott, The Stakeholder Society, New Haven, Yale University Press, 1999; M. Livi Bacci, “Il sentiero stretto delle politiche”, in La bassa fecondità italiana tra costrizioni economiche e cambio di valori, Atti del Convegno internazionale (Roma, 15-16 maggio 2003), Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 2004.


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COMMENTI
10/10/2011 - Alcune idee.... (PAOLA CORRADI)

Mi permetto di proporre alcune idee che potrebbero portare alla maggior occupazione dei nostri figli: 1) una legge di prelazione del figlio sul posto di lavoro del padre o della madre che accettassero il pensionamento anticipato 2) emolumenti di pensioni variabili a partire dai 60 anni, chi preferisce andare prima in pensione percepirà una pensione più bassa (con conseguente riduzione delle pensioni ottenute in precedenza e quindi con decreto retroattivo) 3) una forma diversa di contratto di lavoro per chi accettasse un pensionamento anticipato, ovvero riduzione delle ore di lavoro a favore di un giovane che viene affiancato Infatti quello che non vedo, nelle proposte di legge, è una casistica variabile che possa in qualche modo soddisfare le varie situazioni familiari e sociali. Non c'è fantasia nè progettualità politica, sono veramente basita. Con le potenze di calcolo disponibili si potrebbero elaborare leggi fantastiche provando a modificare via, via tutte le variabili in gioco. E' proprio vero la casta politica si ripropone al proprio interno senza lasciare che il nuovo avanzi. E il nuovo è già vecchio prima che possa sperimentare qualche ipotesi di lavoro.

 
09/10/2011 - La mia proposta per la crescita (Mariano Belli)

La mia proposta per la crescita è' molto semplice : fare come hanno fatto gli islandesi, che quando sono andati da loro gli esponenti del FMI li hanno in pratica mandati a stendere, e sono dovuti ripartire con le pive nel sacco : di qui SOVRANO c'è solo il popolo italiano, non il debito fatto (ad arte?) dai servitori nostrani della finanza globale....perciò usciamo da tutti questi "accordi" internazionali a perdere, e riprendiamoci la nostra libertà e la nostra Patria! Diversamente, saremo schiavi per sempre....

 
08/10/2011 - Il Lavoro o la finanza ? (Diego Perna)

Da quando il lavoro in genere, è stato devalorizzato rispetto alla finanza, cioè denaro che si autoriproduce e rimoltliplica all'infinito, un milione di miliardi di derivati rispetto a 60000 mld di pil mondiale, è dura rimettere in moto l'economia, sia nel ns che negli altri paesi. Comunque ai giovani che fanno un'impresa si potrebbero dare tre anni di franchigia su Inps , inail ecc che sommano a circa 20000 euro.Molti sarebbero incoraggiati a tentare. Per i 50enni come me forse andrebbe bene non sentirsi sempre ripetere che siamo obsoleti oppure evasori e parassiti se non riusciamo a rispettare gli studi di settore, magari potremmo provare a resistere ancora. Comunque è una bella sfida per tutti, chi non la vive sulla pelle non sa nemmeno di cosa stiamo parlando. Buona Serata

 
08/10/2011 - E su questo il prof. Draghi cos'ha da dire? (Alberto Pennati)

«Sono pronto, se necessario, a dare il contributo per far funzionare le cose». Alessandro Profumo, intervenendo ad un dibattito alla festa nazionale dell'Api, ha detto di essere pronto ad entrare in politica. «Da parte mia - ha aggiunto - ci metterei tutta la passione». L'ex ad di Unicredit - che nel frattempo è entrato nel cda dell'Eni - ha commentato anche la manovra, che a suo dire «non è adeguata nelle quantità ed è assolutamente insostenibile». Vi ricordate quanto percepiva Profumo in Unicredit? (cifre tratte da IlSole24 ore): stipendio da € 4,3 milioni nel 2009, € 3,5 nel 2008 e € 9,4 nel 2007, grazie a un maxibonus. E quando è uscito da Unicredit? Ha ricevuto una “buonauscita” di 40 milioni di euro per le proprie dimissioni dai vertici dell’istituto di credito (da Finanza&Borse). Ed il prof. Draghi, esperto in dare lezioni a tutti, su questo cosa ha da dire? Nulla?

 
08/10/2011 - Risposta a Draghi - parte 2 (Mariano Belli)

A parte che, poi, dove sta scritto che un’economia debba sempre crescere? (che è poi ciò che davvero interessa a voi, mica il futuro dei nostri giovani o della nostra patria : a voi interessa solo che qualcuno ripaghi quell’enome debito sovrano che ha foraggiato unicamente banche e la famosa casta, e tramite il quale ora stanno strangolando a morte interi popoli, escluso quello islandese, che non si è fatto fregare…) Certo, è perfettamente chiaro e condivisibile che per i nostri giovani e per il futuro del Paese bisogna intervenire pesantemente e al più presto, ma non certo riducendo sul lastrico una generazione di lavoratori “anziani” e relative famiglie (i nostri figli non sono anche loro giovani da tutelare?), non ignorando e svalutando l’esperienza che questi lavoratori “anziani” possono offrire, non certo riducendo i diritti a tutti, mentre semmai si dovrebbe fare il contrario, aumentarli questi diritti e sicurezze, perché un’economia è impossibile che riprenda a crescere se la gente ha sfiducia e paura, e infatti proprio questo sta avvenendo da quando avete iniziato a ridurli (legge Biagi). E infine….non dubiti che la nostra voce “anziana” si farà sentire alta e forte, quando non avremo più nulla da perdere…..

 
08/10/2011 - Risposta a Draghi - parte 1 (Mariano Belli)

Bene, sig.Draghi, sono contento di avere finalmente l’opportunità di risponderle. Il quadro che lei descrive del problema dell’occupazione giovanile è in generale condivisibile, e alcune sue proposte molto logiche, ma vorrei contraddirla in merito alla riduzione delle garanzie da lei tanto sollecitata. Sono infatti un padre di famiglia di quasi 50 anni, 2 figli ancora in età scolare, dipendente del settore privato, uno a cui avete appena detto che non potrà ottenere una pensione neanche a 65 anni (le “finestre”, sa…), uno a cui ora dite che deve rinunciare ai diritti realtivi al proprio posto di lavoro, uno per voi buono per essere carne da macello da sacrificare sull’altare di una presunta maggiore efficienza, o (peggio) giustizia sociale…... Come se in Italia fossero i lavoratori anziani a togliere il posto ai giovani……vede, è lei stesso che si smentisce, quando cita ad inizio articolo il dato dell’80% dei tedeschi che prevede condizioni peggiori per i giovani, in una Germania dove il mercato del lavoro non ha i vincoli che volete cancellare…..E allora? Non sarà che invece il fulcro del problema (e che lei non cita, strano vero?) stia nella globalizzazione voluta dalla “grande finanza” internazionale, e che il fenomeno della delocalizzazione degli investimenti produttivi abbia (come è ovvio) dislocato anche quell’occupazione di cui ora abbiamo tanto bisogno per riprendere a crescere?