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L'INTERVENTO/ Draghi: l'Italia senza i giovani non cresce

Mario Draghi (Foto Ansa) Mario Draghi (Foto Ansa)

Ma la valorizzazione dei giovani è una condizione necessaria allo sviluppo di un’economia moderna. Le nuove imprese, quelle cui gli economisti da sempre guardano con speranza sia per l’elevato potenziale innovativo sia per la capacità di stimolo dell’efficienza altrui, sono più spesso dirette da imprenditori con meno di 40 anni []; esse tendono inoltre ad occupare forza lavoro più giovane della media.

Il grado d’istruzione della forza lavoro e in particolare dei giovani è un fattore fondamentale di crescita in un’economia basata sulla conoscenza. Sono almeno vent’anni da quando il capitale umano ha assunto un ruolo centrale nella ricerca degli economisti sulle determinanti della crescita []. Due sono i principali canali attraverso cui questa risorsa, di norma approssimata con il livello medio d’istruzione della popolazione, può influenzare la dinamica del prodotto. Da un lato, l’istruzione migliora la qualità della forza lavoro impiegata, aumentando l’efficienza di un fattore fondamentale nei processi di produzione. Dall’altro, il capitale umano facilita l’assimilazione del progresso tecnico e delle tecnologie innovative, accrescendo la produttività del sistema economico nel suo complesso.

L’evidenza empirica tende a confermare gli effetti positivi dell’istruzione sulla produttività e la dinamica del prodotto a partire dalla metà del secolo scorso []. Analisi recenti condotte nella Banca d’Italia mostrano ad esempio che, in Italia, la produttività delle imprese cresce significativamente all’aumentare del livello d’istruzione [].

Negli ultimi anni, con il rapido avanzamento della frontiera tecnologica e l’impetuoso ingresso sui mercati internazionali delle economie emergenti il capitale umano ha giocato un ruolo sempre più importante nell’orientare le trasformazioni della struttura produttiva dei paesi avanzati, che hanno mediamente accentuato la loro specializzazione in attività a più elevato contenuto di conoscenza [].

Uscire dalla stagnazione riavviando lo sviluppo con misure strutturali è oggi una priorità assoluta della politica economica nel nostro paese. Occorre rimuovere una serie di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, definire un più favorevole contesto istituzionale per l'attività delle imprese, promuovere una maggiore accumulazione di capitale fisico e di capitale umano.

 È necessario favorire i processi di riallocazione dei lavoratori tra imprese e settori per cogliere più prontamente le opportunità di crescita sui mercati globali; occorre ridurre il grado di segmentazione del mercato del lavoro, oggi diviso in settori protetti e non protetti, intervenendo sulla regolamentazione delle diverse tipologie contrattuali ed estendendo la copertura degli istituti assicurativi. È indispensabile proseguire nell’azione di riforma del settore dell’istruzione per incrementare lo stock di capitale umano, oggi inferiore in quantità e qualità rispetto ai paesi con cui competiamo sui mercati [].

Questi interventi si rifletterebbero in un miglioramento anche delle opportunità economiche e professionali dei giovani. Rimuovere gli ostacoli all’attività economica riducendo i costi di apertura e di gestione delle nuove imprese promuovono anzitutto la partecipazione economica delle nuove generazioni. Allentare le difficoltà di accesso al capitale di rischio, promuovendo lo sviluppo delle attività di venture capital significa in primo luogo aiutare la nascita e sostenere l’espansione delle imprese giovani a più alto potenziale innovativo. Ridurre la segmentazione del mercato del lavoro consente di riequilibrare le opportunità occupazionali e le prospettive di reddito, oggi fortemente sbilanciate a favore delle generazioni più anziane. Valorizzare le capacità e le competenze dei nostri studenti, riducendo il divario con i coetanei dei principali paesi europei, migliora la competitività e la capacità propulsiva delle imprese che li occuperanno, o che da essi verranno fondate.

Le difficoltà incontrate dalle giovani generazioni devono preoccuparci. Non solo per motivi di equità. Vi è un problema di inutilizzo del loro patrimonio di conoscenza, della loro capacità di innovazione. La bassa crescita dell’Italia negli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni di contribuire allo sviluppo economico e sociale con la loro capacità innovativa, la loro conoscenza, il loro entusiasmo.

 

[13] Kauffman Foundation, 2009, “The anatomy of an entepreneur: family background and motivation”.

 

[14] R. Lucas, “On the mechanics of economic development”, Journal of Monetary Economics, vol. 22, 1988, pp. 3-42.

 

[15] P. Romer, “Human Capital and Growth: Theory and Evidence”, Carnegie-Rochester Conference Series on Public Policy, n. 32, 1990, pp. 251-286; R. J. Barro, “Economic Growth in a Cross-Section of Countries”, Quarterly Journal of Economics, vol. 106, 1991, pp. 407-443; J. Benhabib e M. M. Spiegel (“The Role of Human Capital in Economic Development”, Journal of Monetary Economics, vol. 34, 1994, pp. 143-174; J. Temple, “The New Growth Evidence”, Journal of Economic Literature, vol. 37, 1999, pp. 112-156; D. Cohen e M. Soto, “Growth and Human Capital: Good Data, Good Results”, Journal of Economic Growth, vol. 12, 2007, pp. 51-76; A. De la Fuente e R. Domenech, “Schooling Data, Technical Diffusion, and the Neoclassical Model,” American Economic Review Papers and Proceedings, vol. 90, 2001 pp. 323-327, e “Human Capital in Growth Regressions: How Much Difference Does Data Quality Make?”, Journal of the European Economic Association, vol. 4, 2006, pp. 1-36.

 

[16] F. Schivardi e R. Torrini, “Structural change and human capital in the Italian productive system”, mimeo, Banca d’Italia, 2010.

 

[17] A. Ciccone e E. Papaioannou, “Human Capital, the Structure of Production, and Growth”, Review of Economics and Statistics, vol. 91, 2009, pp. 66-82.

 

[18] Alcune recenti analisi empiriche mostrano che, in Italia, all’aumentare del livello d’istruzione della forza lavoro cresce significativamente la produttività delle imprese. Un aumento del 10 per cento della quota dei lavoratori laureati porterebbe a un aumento della produttività totale dei fattori dello 0,7 per cento (Schivardi e Torrini, op. cit.).

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COMMENTI
10/10/2011 - Alcune idee.... (PAOLA CORRADI)

Mi permetto di proporre alcune idee che potrebbero portare alla maggior occupazione dei nostri figli: 1) una legge di prelazione del figlio sul posto di lavoro del padre o della madre che accettassero il pensionamento anticipato 2) emolumenti di pensioni variabili a partire dai 60 anni, chi preferisce andare prima in pensione percepirà una pensione più bassa (con conseguente riduzione delle pensioni ottenute in precedenza e quindi con decreto retroattivo) 3) una forma diversa di contratto di lavoro per chi accettasse un pensionamento anticipato, ovvero riduzione delle ore di lavoro a favore di un giovane che viene affiancato Infatti quello che non vedo, nelle proposte di legge, è una casistica variabile che possa in qualche modo soddisfare le varie situazioni familiari e sociali. Non c'è fantasia nè progettualità politica, sono veramente basita. Con le potenze di calcolo disponibili si potrebbero elaborare leggi fantastiche provando a modificare via, via tutte le variabili in gioco. E' proprio vero la casta politica si ripropone al proprio interno senza lasciare che il nuovo avanzi. E il nuovo è già vecchio prima che possa sperimentare qualche ipotesi di lavoro.

 
09/10/2011 - La mia proposta per la crescita (Mariano Belli)

La mia proposta per la crescita è' molto semplice : fare come hanno fatto gli islandesi, che quando sono andati da loro gli esponenti del FMI li hanno in pratica mandati a stendere, e sono dovuti ripartire con le pive nel sacco : di qui SOVRANO c'è solo il popolo italiano, non il debito fatto (ad arte?) dai servitori nostrani della finanza globale....perciò usciamo da tutti questi "accordi" internazionali a perdere, e riprendiamoci la nostra libertà e la nostra Patria! Diversamente, saremo schiavi per sempre....

 
08/10/2011 - Il Lavoro o la finanza ? (Diego Perna)

Da quando il lavoro in genere, è stato devalorizzato rispetto alla finanza, cioè denaro che si autoriproduce e rimoltliplica all'infinito, un milione di miliardi di derivati rispetto a 60000 mld di pil mondiale, è dura rimettere in moto l'economia, sia nel ns che negli altri paesi. Comunque ai giovani che fanno un'impresa si potrebbero dare tre anni di franchigia su Inps , inail ecc che sommano a circa 20000 euro.Molti sarebbero incoraggiati a tentare. Per i 50enni come me forse andrebbe bene non sentirsi sempre ripetere che siamo obsoleti oppure evasori e parassiti se non riusciamo a rispettare gli studi di settore, magari potremmo provare a resistere ancora. Comunque è una bella sfida per tutti, chi non la vive sulla pelle non sa nemmeno di cosa stiamo parlando. Buona Serata

 
08/10/2011 - E su questo il prof. Draghi cos'ha da dire? (Alberto Pennati)

«Sono pronto, se necessario, a dare il contributo per far funzionare le cose». Alessandro Profumo, intervenendo ad un dibattito alla festa nazionale dell'Api, ha detto di essere pronto ad entrare in politica. «Da parte mia - ha aggiunto - ci metterei tutta la passione». L'ex ad di Unicredit - che nel frattempo è entrato nel cda dell'Eni - ha commentato anche la manovra, che a suo dire «non è adeguata nelle quantità ed è assolutamente insostenibile». Vi ricordate quanto percepiva Profumo in Unicredit? (cifre tratte da IlSole24 ore): stipendio da € 4,3 milioni nel 2009, € 3,5 nel 2008 e € 9,4 nel 2007, grazie a un maxibonus. E quando è uscito da Unicredit? Ha ricevuto una “buonauscita” di 40 milioni di euro per le proprie dimissioni dai vertici dell’istituto di credito (da Finanza&Borse). Ed il prof. Draghi, esperto in dare lezioni a tutti, su questo cosa ha da dire? Nulla?

 
08/10/2011 - Risposta a Draghi - parte 2 (Mariano Belli)

A parte che, poi, dove sta scritto che un’economia debba sempre crescere? (che è poi ciò che davvero interessa a voi, mica il futuro dei nostri giovani o della nostra patria : a voi interessa solo che qualcuno ripaghi quell’enome debito sovrano che ha foraggiato unicamente banche e la famosa casta, e tramite il quale ora stanno strangolando a morte interi popoli, escluso quello islandese, che non si è fatto fregare…) Certo, è perfettamente chiaro e condivisibile che per i nostri giovani e per il futuro del Paese bisogna intervenire pesantemente e al più presto, ma non certo riducendo sul lastrico una generazione di lavoratori “anziani” e relative famiglie (i nostri figli non sono anche loro giovani da tutelare?), non ignorando e svalutando l’esperienza che questi lavoratori “anziani” possono offrire, non certo riducendo i diritti a tutti, mentre semmai si dovrebbe fare il contrario, aumentarli questi diritti e sicurezze, perché un’economia è impossibile che riprenda a crescere se la gente ha sfiducia e paura, e infatti proprio questo sta avvenendo da quando avete iniziato a ridurli (legge Biagi). E infine….non dubiti che la nostra voce “anziana” si farà sentire alta e forte, quando non avremo più nulla da perdere…..

 
08/10/2011 - Risposta a Draghi - parte 1 (Mariano Belli)

Bene, sig.Draghi, sono contento di avere finalmente l’opportunità di risponderle. Il quadro che lei descrive del problema dell’occupazione giovanile è in generale condivisibile, e alcune sue proposte molto logiche, ma vorrei contraddirla in merito alla riduzione delle garanzie da lei tanto sollecitata. Sono infatti un padre di famiglia di quasi 50 anni, 2 figli ancora in età scolare, dipendente del settore privato, uno a cui avete appena detto che non potrà ottenere una pensione neanche a 65 anni (le “finestre”, sa…), uno a cui ora dite che deve rinunciare ai diritti realtivi al proprio posto di lavoro, uno per voi buono per essere carne da macello da sacrificare sull’altare di una presunta maggiore efficienza, o (peggio) giustizia sociale…... Come se in Italia fossero i lavoratori anziani a togliere il posto ai giovani……vede, è lei stesso che si smentisce, quando cita ad inizio articolo il dato dell’80% dei tedeschi che prevede condizioni peggiori per i giovani, in una Germania dove il mercato del lavoro non ha i vincoli che volete cancellare…..E allora? Non sarà che invece il fulcro del problema (e che lei non cita, strano vero?) stia nella globalizzazione voluta dalla “grande finanza” internazionale, e che il fenomeno della delocalizzazione degli investimenti produttivi abbia (come è ovvio) dislocato anche quell’occupazione di cui ora abbiamo tanto bisogno per riprendere a crescere?