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BORSE/ La Francia spaventa i mercati (il punto alla chiusura)

Una voce relativa a un possibile downgrade della Francia ha fatto perdere terreno alle Borse europee, in particolare Piazza Affari che si trovava in forte in rialzo in giornata

Nicolas Sarkozy (Foto Ansa) Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

Adesso, a furia di parlare di spread, anche il presidente francese Nicolas Sarkozy deve cominciare a ragionarci sopra. Se piazza Affari stava andando bene fino alle 15:30, anche le altre Borse europee erano in territorio positivo, nonostante la forte volatilità su tutti i mercati. Poi è arrivato un rumor indecifrabile, ma comunque subito preso in considerazione dagli investitori: una delle tre teste della “trimurti”, cioè delle tre agenzie di rating, sarebbe in procinto di affibbiare un downgrade  al debito sovrano della Francia. Il rumor ha avuto il suo effetto, perché lo spread tra i bond francesi e il Bund tedesco è arrivato al massimo storico di 166 punti e nello stesso tempo la Borsa di Parigi ha cominciato a flettere fino ad andare in territorio negativo. Certamente lontano da quello tra Btp e Bund. Ma mentre  lo spread italiano è in discesa, quello francese è in salita. Proprio stamattina un portavoce di Sarkozy spiegava che l'Italia ha bisogno di un nuovo governo. Ma forse il portavoce di Sarkozy dovrebbe guardare in casa di monsieur Nicolas e della sua consorte, in occasione delle feste di Natale, ormai imminenti. Per quanto riguarda l'Italia, è entrata in pista anche la celebre Goldman Sachs, spiegando che con un “governo tecnico” in Italia lo spread tra Btp e Bund andrebbe a 350 punti. Misteri della finanza.

In tutti i casi, si sa che la crisi politica italiana ha tempi ristretti e stabiliti. Mario Monti è in pista, è credibile, è europeista e chi più ne ha più ne metta. L'asta dei bond di stamane è andata bene e si deve aspettare lunedì per stabilire un giudizio definitivo con una nuova asta di Btp, che comunque oggi sono scesi a un rendimento sotto il 7%. Ma sostanzialmente, se cambia la situazione italiana, dopo che le Grecia è stata democraticamente “sistemata” con un ex vicepresidente della Bce, non cambia la situazione complessiva dell'economia europea. Il vicecommissario Oli Rehn ha descritto un'eurozona in stagnazione, con rischio di recessione. La crescita non c'è più, si è fermata, non solo ad Atene, Roma, ma anche in Francia e in Germania, in tutta l'eurozona che nel 2012 crescerà pochissimo e nel 2013 crescerà di poco.