BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BORSE/ Monti raffredda la temperatura dello spread (il punto alla chiusura)

Pubblicazione:

Foto Ansa  Foto Ansa

Sembrano arrivati tempi di bonaccia per piazza Affari e anche sui mercati europei. Il senatore a vita Mario Monti, probabile prossimo presidente del Consiglio italiano, ha, prima ancora di insediarsi a Palazzo Chigi, anzi, di ricevere formalmente l'incarico di formare il nuovo governo, raffreddato la temperatura dello spread, sceso di nuovo sotto i 500 punti, a un livello ancora alto, ma accettabile. Questo nuovo clima, mentre è passata la “legge di stabilità” in Senato, dovrebbe favorire l'asta sui Bpt di lunedì prossimo, dopo che l'asta dei Bot di ieri ha portato a risultati positivi, con un rendimento sotto quello che viene chiamato il “livello di guardia” del 7 percento. Insomma l'apertura della Borsa stamattina è stata buona e il Ftse Mib a mezogiorno guadagnava già un punto e mezzo in percentuale. Piazza Affari andava meglio delle altre piazze europee, che erano in territorio positivo ma con incrementi più bassi. Adesso il battage mediatico sulla credibilità politica italiana è rovesciato. Se prima si invocava Dio, come ha fatto il Finacial Times domenica scorsa, perchè Silvio Berlusconi si dimettesse, ora persino il tedesco Jurgen Stark (quello che si è dimesso a Borse aperte dalla Bce provocando un terremoto di vendite in nuna giornata) applaude a Monti, parla di “schiaffo” ai politici incompetenti. Dire che il contesto politico sia totalmente cambiato è addirittura superfluo. La politica sembra aver adddirittura modificato i fondamentali dell'economia e questo può essere un elemento di suggestione da tenere presente. In effetti la situazione compelssiva della zona euro, dopo le dichiarazioni fatte ieri dal vicecommissario europeo Oli Rehn, non è affatto positiva. Le stime di crescita sono tutte riviste e orami si sa che i prossimi due anni saranno di “sofferenze”. Rehn ha parlato di bassa crescita, di stagnazione e del rischio di una recessione. In più, resta a pelo d'acqua il “problema Francia”.


  PAG. SUCC. >