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SCENARIO/ Bertone: un "ultimatum" pende già sulla testa di Monti

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I guasti che condannano all’inoccupazione un giovane su tre, comprimono il lavoro femminile e garantiscono, a spesa pari o spesso superiore, servizi pubblici ben peggiori della media europea non dipendono da grassi banchieri con la tuba. Il più delle volte, al contrario, riflettono le preoccupazioni dei gestori che amministrano i fondi pensione Usa o le compagnie di assicurazione europee o asiatiche nei confronti di un Paese che, tra l’altro, ha il terzo debito pubblico del mondo.

Per carità, il “pensiero unico” dei mercati non è, né dev’essere, Vangelo. Si può dissentire sulla flessibilità del mercato del mercato, o compunque chiedere che venga accompagnata fin dal primo momento da una revisione del welfare che garantisca un paracadute sociale agli ex garantiti. Si deve abbinare la fine delle pensioni di anzianità ad accordi in fabbrica o in ufficio che favoriscano il passaggio delle consocenze sul mondo del lavoro e, soprattutto, allocare le risorse risparmiate in specifici investimenti per il lavoro giovanile, favorendo il consenso sociale su misure comunque difficili da digerire. E così via.

Non è affatto vero che “ternocrati e burocrazie” vogliono prendere il posto della libera democrazia. Semmai è la matassa politica italiana che, a suon di imbrogli che con la democrazia hanno poco a che vedere, si è aggrovigliata in maniera pericolosa per la sopravvivenza della democrazia. Una matassa talmente autoreferenziale che scambia la realtà con la sua rappresentazione televisiva in una ripetizione su larga scala del Truman show. La politica ha un ruolo essenziale e insostituibile: creare il necessario consenso per accompagnare le riforme che consentiranno all’Italia di essere ancora una società ricca e civile nel prossimo futuro. Ce la farà? Speriamo di sì. Ma prima ci vuole un bagno di umiltà: senza l’ultimatum imposto dalla Comunità internazionale che si esprime con il linguaggio dei numeri e dei listini, la transizione italiana sarebbe andata avanti ancora per un bel po’ per poi approdare in una qualche deriva pericolosa . Forse per noi, senza’altro per le future generazioni.

Già in passato, da Luigi Einaudi a Guido Carli fino a Carlo Azeglio Ciampi, l’economia (allora non si parlava di mercati, ma la sostanza era la medesima) ha saputo prestare alla politica italiana le energie necessarie per uscire da situazioni delicate. Speriamo che il film si ripeta. Anche perché le alternative non sono poi così numerose. Non solo solo agli occhi dei mercati, infatti, sia Draghi che Monti sono dotati della virtù che manca alla classe dirigente del Bel Paese: la credibilità.