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SCENARIO/ Bertone: un "ultimatum" pende già sulla testa di Monti

La luna di miele con i mercati, sempre che Mario Monti riesca a formare il governo tecnico, spiega UGO BERTONE, durerà pochi giorni. Poi serviranno nuovi provvedimenti

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I mercati finanziari non hanno atteso le elezioni: piace, senza riseve, la formula super Mario. A Francoforte Mario Draghi, a Palazzo Chigi Mario Monti. E, chissà, forse il segno del destino è che sabato sera tocchia a un altro Mario, leggi Balotelli, il ruolo di ariete d’attacco della Nazionale azzurra. Il risultato è che l’asta dei Bot, varata in una cornice che definire drammatica era un eufemismo, è stata assorbita per intero dalla domanda a poco più del 6%. Certo, sono tassi che si pagavano nel 1997, ai tempi della vecchia lira. Ma nella serata di mercoledì, prima che Giorgio Napolitano estraesse dal cilindro la nomina a Senatore a vita di Monti, le indicazioni dei mercati davano per probabile un tasso del 7,53%, cioè un punto e mezzo in più.

Non è esagerato dire che la finanza internazionale è pronta a fare, sulla parola, uno sconto di 150 punti base a Monti. Sui 400 miliardi che, più o meno, l’Italia dovrà chiedere l’anno prossimo per rinnovare i prestiti in scadenza equivale a 6 miliardi in meno da pagare. Se si tiene conto delle obbligazioni bancarie in scadenza (almeno 250 miliardi di obbligazioni) e degli oneri supplementari sulla provvista di denari sul mercato obbligazionario per i nostri emittenti corporate, vengono fuori, su base annua, altri 4-5 miliardi. Insomma, super Mario da solo vale una decina di miliardi. O, se preferite, rimuovere l’“effetto B” permette di eliminare un sovrapprezzo di pari entità.

Ma il tesoretto, ahimè, durerà poco: la luna di miele, sempre che Monti riesca a formare il governo “tecnico” (ma con una base politica di sana e robusta costituzione), durerà pochi giorni. Poi dalle parole e dai buoni sentimenti si dovrà finalmente passare ai fatti. In altri termini, la politica dovrà dimostrare di saper tradurre in atti e scelte di governo le riforme che il governo uscente ha promesso, ma non è riuscito a far decollare, vuoi per intrinseca debolezza vuoi per scarsa volontà. Non è partita da poco.

Si potrebbe dire, sbagliando, che si tratta di convincere gli italiani a pagare il prezzo salato (pensioni di anzianità, riforma del mercato del lavoro all’insegna della flessibilità, diversa ripartizione di un carico fiscale comunque più oneroso, privatizzazioni) chiesto dai mercati per restare in Europa. In realtà, si tratta di convincere gli italiani che queste e altre riforme (a partire dalla misurazione dell’efficienza di sanità, giustizia e istruzione) sono innanzitutto nel nostro interesse. Ovvero, non esiste in questo momento la contrapposizione fittizia tra i “Mercati” e la “Politica”. Nel caso Italia non va scomodato, insomma, il movimento “99 per cento” che presenta il conto a Wall Street e dintorni.