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Economia e Finanza

DOPO BERLUSCONI/ 1. I 39 "scalini" che attendono il Governo Monti

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Se, come suggerito da numerosi commentatori, le “richieste di chiarimenti” sono la struttura di un programma di governo che dovrà essere adottato da chiunque vada a Palazzo Chigi, deve essere ben chiaro che non si tratta di una strategia di “consolidamento espansionistico della politica di bilancio” (termine alla moda da alcuni mesi), ma, invece, di una strategia tradizionale di messa in sicurezza dei conti pubblici sulla base della quale, con un pizzico di fortuna (rilancio della domanda europea e internazionale per il “made in Italy”), potrebbe successivamente arrivare la crescita. Non è necessariamente una strategia errata.

Esce in questi giorni un lavoro di Roberto Perotti (“The Austerity Myth : Gain withuot Pain?”) in cui vengono analizzati quattro casi di strategia di “consolidamento espansionista”: Danimarca e Irlanda (ambedue in regime di cambi fissi) e Finlandia e Svezia (quando anche la prima aveva cambi fluttuanti). Dallo studio risulta che unicamente in Danimarca si è avuta una crescita sostenuta (e di lungo periodo) pur in un regime di cambi fissi; gli altri o hanno deprezzato o svalutato il cambio oppure la crescita è durata “lo spazio di un mattino”. Tuttavia, si sarebbe potuto mitigarla con misure pro-crescita di lungo periodo che non compaiono nelle 39 domande.

In particolare, si è timidi in materia di produttività del lavoro, determinante principale della bassa crescita e anche dei problemi di finanza pubblica. Forse, le misure sul mercato del lavoro - “richieste di chiarimenti” nn. 17-21 - potranno favorire un po’ la crescita. Tuttavia - come documenta con ricchezza di dati e di analisi un libro Isfol che giunge in libreria il 16 novembre - in un mercato del lavoro in cui declinano i rendimenti salariali e occupazionali dell’istruzione, un’imprenditoria con bassi livelli medi d’istruzione (nel quadro Ocse), un nesso interrotto tra investimenti in istruzione e mobilità sociale, un impatto negativo dei contratti a termine sugli incentivi a investire in formazione (e quindi sulla produttività), è arduo pensare che una maggiore flessibilità sia la chiave di volta per risolvere nodi di questa portata. Quanto detto sulle “richieste di chiarimenti” nn 17-21 si applica anche ad altri capitoli.

Un invito quindi a chiunque abbia il timone della politica italiana a non accettare sic et simpliciter le 39 “richieste di chiarimento”. Ma a esaminarle criticamente, come fa il protagonista de “I 39 scalini”, per prendere ciò che c’è di buono, scartare ciò che è banale e aggiungere le misure strutturali che gli eurocrati hanno dimenticato.

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COMMENTI
12/11/2011 - patti chiari (francesco taddei)

lo so che ripetersi è noioso, ma andate a guardare i commenti del'articolo INCHIESTA: ecco il "programma" del governo Monti. Ugo Arrigo 11-9-2011