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DOPO BERLUSCONI/ 1. I 39 "scalini" che attendono il Governo Monti

Pubblicazione:sabato 12 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:domenica 13 novembre 2011, 17.52

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Vi ricordate “I 39 scalini”, il thriller politico di John Buchan del lontano 1915 da cui sono stati tratti innumerevoli drammi, musical e film (il migliore quello di Alfred Hitchcock, nonostante contenesse molte differenze dall’originale)? Se la situazione economico-finanziaria dell’Italia non fosse terribilmente seria, le 39 domande recapitate alcuni giorni dall’Unione europea sembrerebbero avere più di un’assonanza con il “super-giallo”: nelle settimane di crisi e tensione che precedono la Prima guerra mondiale, una persona per bene si trova inaspettatamente alle prese con numerosi crimini e misfatti quasi alla sua porta di casa, se la dà a gambe levate per non diventare anche lui una vittima, quando ci si accorge che è tutto parte di un intrigo internazionale (degli Imperi Centrali per scoprire i segreti militari del Regno Unito e così fiaccarlo prima dell’entrata in guerra). Le domande “di chiarimento” sono 39 , come gli scalini. Alcuni protagonisti sono quasi costretti ad andarsene. La crisi internazionale incombe. Come sostengono diversi commentatori, l’Italia non è certo esente da errori, ma rischia di pagare anche per colpe non sue.

Le richieste di “chiarimenti” sono accompagnate da “un termine” che i giuristi chiamerebbero “perentorio”: le risposte devono essere fornite entro la sera dell’11 novembre (cioè entro ieri sera). Come ne “I 39 scalini” c’è stato, però, un colpo di scena. Il Governo in carica è verosimilmente in uscita. Di conseguenza, le risposte dovranno essere di nuovo verificate con un esecutivo di cui siamo ancora in una fase di messa a punto. Una lettura del documento, tuttavia, solleva due punti: a) il tono e b) i contenuti.

Il tono - occorre dirlo con chiarezza - non è quello che si addice al Presidente del Consiglio europeo e al Presidente della Commissione europea. Il primo è un “primus inter pares” a turno. Il secondo un funzionario internazionale, per quanto di grado elevato e con una carriera politica alle spalle. Né l’uno, né l’altro hanno titolo di trattare quasi alla stregua di un “protettorato” - quelli messi in atto nel periodo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale - un Presidente del Consiglio (e i suoi Ministri) di uno Stato membro dell’Unione. I contenuti delineano un programma di politica economica a breve e medio termine, entrando negli aspetti di dettaglio dei singoli provvedimenti o almeno dei settori e dei comparti in cui operare.

Alla lettura delle singole “richieste di chiarimento”, ciascuna di essa appare ineccepibile. Anzi, lo è. Tuttavia, l’accento del programma è sul consolidamento dei conti pubblici - tanto deficit quanto crescita - più che sulle misure relative all’espansione dell’economia reale. In particolare, all’espansione dell’economia reale vengono dedicate poche “richieste di chiarimenti”- quelle relative all’utilizzazione dei Fondi strutturali europei (pour cause!), al mercato del lavoro, alla concorrenza, alle liberalizzazioni (limitatamente alle professioni), alla capitalizzazione delle imprese, e, in certa misura, all’ammodernamento della Pubblica amministrazione.


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COMMENTI
12/11/2011 - patti chiari (francesco taddei)

lo so che ripetersi è noioso, ma andate a guardare i commenti del'articolo INCHIESTA: ecco il "programma" del governo Monti. Ugo Arrigo 11-9-2011