BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL RITRATTO/ Mario Monti: in un bigino il profilo del nuovo Premier

Pubblicazione:lunedì 14 novembre 2011

Mario Monti (Foto Ansa) Mario Monti (Foto Ansa)

L’afflato europeista

“L’Unione europea non potrà essere indenne dalle tendenze recessive generate dalla crisi finanziaria nata in America. Ma ha costruito nel tempo una governance dell’economia più moderna e più solida. La politica della Banca centrale europea è generalmente giudicata migliore di quella del Federal Reserve System. Nell’esercizio dei suoi poteri a presidio delle regole di mercato la Commissione europea non è ‘catturata’ dai poteri economico- finanziari come è avvenuto spesso negli Stati Uniti: garanzie come quelle dimostratesi perniciose a Washington esistevano in Germania, ma Bruxelles le ha eliminate, i salvataggi non sono impossibili ma devono avvenire rispettando severe condizioni e con trasparenza. Anche in Europa, tuttavia, la nuova stagione porterà a tensioni e ripensamenti”.

 

L’ispirazione liberale

“Nell’Italia del dopoguerra, la prevalenza della cultura cattolica e di quella marxista, la scarsa presa della cultura liberale avevano fatto sì che il modello dell’economia di mercato, con regole adeguate, si affermasse solo tra gli anni ‘80 e ‘90. Affermazione che avvenne non per convinzione endogena, come era accaduto 30 anni prima in Germania, ma come evoluzione resa necessaria dalla crescente concorrenza internazionale e soprattutto dall’avvento dell’unione economica e monetaria europea. Il colpo ora inferto al prestigio dell’economia di mercato proprio dagli Stati Uniti, specie se fosse seguìto da un’inversione di marcia della globalizzazione e da un indebolimento del quadro istituzionale europeo, ridarebbe fiato insperato alle molte voci - di sinistra, di centro e di destra - che in Italia avevano dovuto inchinarsi alle ragioni del mercato per necessità”.

 

L’agenda ideale per l’Italia

“Meno barriere all’entrata, meno privilegi e rendite per gli inclusi, più possibilità di ingresso per gli esclusi e per i giovani, più spazio al merito e alla concorrenza: questi gli ingredienti di un’economia più competitiva, di una maggiore crescita, di una società più aperta, più inclusiva, più equa”.

 

I punti di forza dell’Italia

“È vero che l’economia italiana - rispetto a quella britannica, irlandese, spagnola o americana - è meno sbilanciata verso i due settori (finanziario e immobiliare) dai quali si è scatenata la crisi; che le famiglie italiane hanno risparmi elevati e indebitamenti modesti; che la nostra industria manifatturiera, in alcuni settori, è ancora un punto di forza. Ma rimane il fatto che l’Italia, prima della crisi, era uno dei paesi ‘avanzati’ in corso di ‘arretramento’, con differenziali negativi in termini di competitività e di crescita. La crisi è come un’orribile marea che copre e offusca tutto. Il suo effetto immediato è stato sì, per noi, meno dirompente che per altri. Ma non dobbiamo credere che, una volta ritiratasi la marea, il nostro sistema produttivo emerga più competitivo di prima”.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
14/11/2011 - Crisi (Alberto Consorteria)

La crisi che viviamo è colpa di una fiducia eccessiva nel potere del mercato, e nel fallimento totale della UE. E noi ci affidiamo a un economista di stampo UE. Siam proprio degli idioti....