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GEOFINANZA/ I rischi per l’Italia dopo il "bluff" di Monti

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Se pensate che il campione del mondo di schema Ponzi sia la Fed, visto che ha comprato obbligazioni per 3 triliardi di dollari in due anni, state pronti a ricredervi. Sapete come l’Efsf ha raggiunto il patetico risultato di onorare tutto lo stock emesso, ovvero 3 miliardi di euro? Comprandosi da solo parte delle proprie obbligazioni! Già, per non dover ammettere che l’asta non ha raggiunto il risultato (già al ribasso), l’Efsf è dovuto intervenire sul mercato e comprare centinaia di milioni di euro di propri bonds! Per l’esattezza 300 milioni, visto che la domanda reale per il nuovo debito emesso sì è fermata a 2,7 miliardi di euro scarsi. Nel pomeriggio di domenica, l’Efsf ha smentito, ma ha dovuto ammettere acquisti da parte di “altre entità dell’Unione”? Chi? La Bce? In questo caso si sarebbe tramutata automaticamente in prestatore di ultima istanza, un qualcosa che a Berlino non dovrebbe fare troppo piacere. Di certo c’è che i soldi utilizzati per quegli acquisti, il fondo salva-Stati li deve aver trovati da qualche parte (gli stessi fondi o banche europee amiche di Draghi che hanno comprato i nostri Bot a 1 anno giovedì scorsi salvo venderli all’Eurotower subito dopo?) oppure sull’apposita, mitologica pianta, visto che non uno dei paesi Brics ha la minima intenzione di cacciare un solo centesimo di euro (e i giapponesi hanno dimezzato i loro acquisti a soli 300 milioni).

Avanti, valente portavoce del fondo Efsf, fuga ogni dubbio e mostraci i dettagli dell’asta con compratori e ammontare: in due secondi puoi ridurci al silenzio e sbugiardarci, fallo! Insomma, rendimenti pagati e scarsa domanda ci dicono chiaramente che, a dispetto del bacio della pantofola fatto dalle agenzie di rating attraverso il rating AAA garantito all’Efsf, il fondo salva-Stati è già oggi trattato dagli investitori “veri” come uno strumento di credito AA+. Va beh, direte voi, oggi abbiamo i due SuperMario a difenderci, chissenefrega del fondo Efsf per acquistare eventualmente bond italiani e spagnoli! Giusto. Non la pensa esattamente così International Financing Review, secondo cui le banche europee stanno preparandosi a vendere circa un terzo delle loro detenzioni totali di debito italiano, ovvero 300 miliardi di euro, per evitare di pagare un prezzo maggiore un domani molto prossimo quando la situazione peggiorerà.

Capite da soli che una mole di delevereging tale costringerà la Bce ad acquisti mostruosi per evitare nuove impennate degli spread (anche in questo caso, cosa ne pensa frau Merkel?). Non solo: molti soggetti stanno cambiando radicalmente la loro politica di detenzione strategica del debito italiano, tagliando le operazioni di acquisto di nuovo debito (l’anno prossimo le nostre necessità di rifinanziamento superano i 300 miliardi di euro). E gli occhi ora sono tutti puntati su un soggetto: Allianz, il gruppo assicurativo tedesco che, guarda caso, voleva che l’Efsf venisse tramutato proprio in una sorta di grande assicurazione per detentori e acquirenti di debito sovrano nell’Ue. Allianz, che considera l’Italia «un secondo mercato nazionale», ha una delle esposizioni più grandi al debito italiano tra le istituzioni non del Bel Paese, qualcosa come 25,6 miliardi in bond governativi alla fine del terzo trimestre di quest’anno, il 6% di tutto il suo portafoglio del reddito fisso. Stando a un banchiere d’investimento intervistato da IFR, «è meglio vendere oggi, piuttosto che aspettare. Cioè, è meglio incorrere in perdite adesso mentre tutti aspettano, piuttosto che aspettare un default con le tasche piene». Di più, un senior banker di una banca non europea prospetta così la situazione corrente: «Il mercato è ancora liquido per chi vuole vendere. Abbiamo deciso di scaricare metà delle nostre detenzioni in una mattina e ce l’abbiamo fatta senza problemi».


COMMENTI
18/11/2011 - 2 (J B)

I problemi nascono solo quando si pongono troppe regole che devono essere scritte da qualcuno. Un qualcuno che inevitabilmente tende a favorire sempre un gruppo a scapito di altri. Per me le regole sono semplici e sulla materia sono 100 anni che abbiamo la Scuola Austriaca di economia. Ecco i tre punti: 1) moneta libera (oro e argento per esempio) 2) abolizione banche centrali 3) obbligo di riserva al 100% sui depositi a vista per le banche commerciali. 4) ferrea protezione dei diritti di proprietà. Così si taglia completamente la leva inflazionaria (che significa creare moneta dal nulla) e che è la radice di tutti i mali in una società capitalistica. Poi, logico, gli approfittatori e gli sfruttatori esisteranno sempre. Ma, mi creda, in un sistema veramente libertario e competitivo sarebbe molto più semplice scovarli e starsene alla larga.

 
16/11/2011 - Per J B (Mariano Belli)

Io ponevo l'accento sulla fine di questo sistema dove comanda il dio denaro, e che per me è un sistema che va definito capitalistico perchè sono gli interessi del capitale a prevalere su quelli dei popoli e delle singole persone, invece può essere errata la definizione di liberista dato che è pilotato dall'alto e vincono sempre gli stessi (e su questo mi sembra che siamo d'accordo). In ogni caso è un sistema spietato che non considera minimamente la dignità della persona, pronto a schiacciare tutto e tutti a causa della sua stessa ingordigia, nella quale si sta avvitando e nella quale sarà risucchiato come in un buco nero. Poveri noi!

 
15/11/2011 - Per Giustizia popolare (J B)

Mi scusi, ma a lei il sistema dove viviamo sembra veramente capitalista? Le sembra capitalista un sistema dove si salvano le banche a danno dell'economia reale? Le sembra capitalista un sistema dove la connivenza banche centrali-sistema bancario- governi permette di creare moneta dal nulla??? Le sembra capitalista un sistema dove chi sbaglia (vedi banche) non paga mai? Le consiglio di leggersi almeno Cosa è il Denaro di Gary North (lo trova tradotto in italiano) prima di scrivere i soliti qualunquismi sulla fine del capitalismo - cosa che avrebbe già comunque dovuto capire da solo leggendo Bottarelli.

 
15/11/2011 - Capitalismo impazzito (Mariano Belli)

La mia sensazione è che qui siamo vicini non tanto al default dell'Italia, ma al crollo del sistema capitalistico occidentale. Oggi come oggi, l'Italia ha problemi di credibilità nel ripagare non il suo debito, ma gli interessi su di esso, col risultato che questi salgono ogni giorno di più, in un meccanismo impazzito e fuori controllo che non fa altro che alimentare ulteriormente l'isteria dei mercati. Siamo alla follia! Ci vorrebbe che qualcuno (il problema è che andrebbe contro i suoi interessi di breve termine...) imponesse delle regole, tipo collegare il pagamento degli interessi (non del 6% ma la metà) alla crescita effettiva del PIL negli anni a venire (vedi Argentina). Solo che alle banche (e a chi ci sta per governare nel loro nome) non conviene, però poi quando il baratro sarà evidente.....nel senso che ci avranno tirato il collo soffocandoci....sarà troppo tardi per capirlo....Per me, questo sistema, il capitalismo selvaggio e liberista, è finito, si sta avvitando su sè stesso in preda al suo male inguaribile : l'ingordigia umana! Auguri a tutti.....