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GEOFINANZA/ I rischi per l’Italia dopo il "bluff" di Monti

Pubblicazione:martedì 15 novembre 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

E chi le ha comprate quelle obbligazioni? La Bce, la quale però non può fare nulla se si innesca la run sul debito sovrano del sud Europa, come certifica il rendimento dei titoli di Stato decennali spagnoli, salito ieri sopra il 6% per la prima volta da agosto, con lo spread tra Bonos e Bund a quota 421 punti base. In compenso, l’unico blocco di supporto per il nostro debito sono le banche italiane: stando ai dati dell’Eba dello scorso dicembre (i cambiamenti a oggi sono stati minimi), Intesa Sanpaolo detiene obbligazioni italiane per 60 miliardi di euro, Unicredit per 49 miliardi e Monte dei Paschi per 32 miliardi di euro. Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, lo ha detto chiaro: «Continueremo a investire una larga parte della nostra liquidità in debito italiano». Molto bello e patriottico, ma sempre più advisors internazionali di primarie aziende cominciano a inviare report nei quali si avanza un dubbio: ovvero che la graniticità delle detenzioni di debito italiano da parte delle banche del Bel Paese non sia da mettere in relazione con scelte strategiche, ma con il fatto che non sono in grado di dar vita rapidamente a un off-load (scarico) di detenzioni così larghe senza incorrere in pesanti perdite.

Insomma, gli investitori non solo non comprano ma vendono e le banche italiane pagano un prezzo doppio, visto che stante l’incapacità di scaricare, le richieste dell’Eba di maggior capitalizzazione (gentile omaggio di Bruxelles alle stratossiche banche di Germania e Francia) non consentono agli istituti di vendere troppo del debito sovrano che detengono. Insomma, invece di vendere, le banche italiane decuplicano e comprano! Non converrebbe, a questo punto, metterci tutti un bersaglio sulla schiena e dichiarare aperta la stagione della caccia all’Italia, la nascita della versione 2.0 del 1992?

Ma si sa, l’unico vero problema del Paese era Silvio Berlusconi, come hanno confermato Borse e spread ieri...



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COMMENTI
18/11/2011 - 2 (J B)

I problemi nascono solo quando si pongono troppe regole che devono essere scritte da qualcuno. Un qualcuno che inevitabilmente tende a favorire sempre un gruppo a scapito di altri. Per me le regole sono semplici e sulla materia sono 100 anni che abbiamo la Scuola Austriaca di economia. Ecco i tre punti: 1) moneta libera (oro e argento per esempio) 2) abolizione banche centrali 3) obbligo di riserva al 100% sui depositi a vista per le banche commerciali. 4) ferrea protezione dei diritti di proprietà. Così si taglia completamente la leva inflazionaria (che significa creare moneta dal nulla) e che è la radice di tutti i mali in una società capitalistica. Poi, logico, gli approfittatori e gli sfruttatori esisteranno sempre. Ma, mi creda, in un sistema veramente libertario e competitivo sarebbe molto più semplice scovarli e starsene alla larga.

 
16/11/2011 - Per J B (Mariano Belli)

Io ponevo l'accento sulla fine di questo sistema dove comanda il dio denaro, e che per me è un sistema che va definito capitalistico perchè sono gli interessi del capitale a prevalere su quelli dei popoli e delle singole persone, invece può essere errata la definizione di liberista dato che è pilotato dall'alto e vincono sempre gli stessi (e su questo mi sembra che siamo d'accordo). In ogni caso è un sistema spietato che non considera minimamente la dignità della persona, pronto a schiacciare tutto e tutti a causa della sua stessa ingordigia, nella quale si sta avvitando e nella quale sarà risucchiato come in un buco nero. Poveri noi!

 
15/11/2011 - Per Giustizia popolare (J B)

Mi scusi, ma a lei il sistema dove viviamo sembra veramente capitalista? Le sembra capitalista un sistema dove si salvano le banche a danno dell'economia reale? Le sembra capitalista un sistema dove la connivenza banche centrali-sistema bancario- governi permette di creare moneta dal nulla??? Le sembra capitalista un sistema dove chi sbaglia (vedi banche) non paga mai? Le consiglio di leggersi almeno Cosa è il Denaro di Gary North (lo trova tradotto in italiano) prima di scrivere i soliti qualunquismi sulla fine del capitalismo - cosa che avrebbe già comunque dovuto capire da solo leggendo Bottarelli.

 
15/11/2011 - Capitalismo impazzito (Mariano Belli)

La mia sensazione è che qui siamo vicini non tanto al default dell'Italia, ma al crollo del sistema capitalistico occidentale. Oggi come oggi, l'Italia ha problemi di credibilità nel ripagare non il suo debito, ma gli interessi su di esso, col risultato che questi salgono ogni giorno di più, in un meccanismo impazzito e fuori controllo che non fa altro che alimentare ulteriormente l'isteria dei mercati. Siamo alla follia! Ci vorrebbe che qualcuno (il problema è che andrebbe contro i suoi interessi di breve termine...) imponesse delle regole, tipo collegare il pagamento degli interessi (non del 6% ma la metà) alla crescita effettiva del PIL negli anni a venire (vedi Argentina). Solo che alle banche (e a chi ci sta per governare nel loro nome) non conviene, però poi quando il baratro sarà evidente.....nel senso che ci avranno tirato il collo soffocandoci....sarà troppo tardi per capirlo....Per me, questo sistema, il capitalismo selvaggio e liberista, è finito, si sta avvitando su sè stesso in preda al suo male inguaribile : l'ingordigia umana! Auguri a tutti.....