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PATRIMONIALE/ L'esperto: a Monti non basteranno le tasse per sistemare l’economia reale

Pubblicazione:martedì 15 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 15 novembre 2011, 14.10

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PATRIMONIALE: IL GOVERNO MONTI COSA DOVRA' FARE? È assodato che - posto che dopo aver visto la luce, durerà -, il governo tecnico di Mario Monti dovrà compiere uno degli atti più invisi agli italiani: mettergli le mani nelle tasche. Da tempo, in particolare, si parla di un provvedimento ritenuto abietto da almeno metà degli cittadini e del Parlamento. La famigerata tassa patrimoniale. Interpellato da ilSussidiario.net,  Gilberto Muraro, professore di Scienza delle finanze alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Padova, non esclude che la misura possa avere un suo preciso significato. «Ma la priorità - afferma - consiste nel contemplare una serie di provvedimenti compensativi che inneschino una dinamica economica virtuosa».

Tra le ipotesi che il neo senatore a vita si appresta ad approntare per quando avrà giurato nelle mani del capo dello Stato da presidente del Consiglio dei ministri, c’è anche l’aumento dell’Ici. Muraro è convinto che «sarebbe conveniente, come prima mossa, ristabilirla, aumentando, tuttavia, le rendite catastali: sono, infatti, sottovalutate e sarebbe un peccato fare una riforma parziale perché non si è aggiornato il Catasto. Poi, occorre procedere con l’aggiustamento dei prelievi sui depositi introdotto di recente».

Ecco l’obiettivo: «Con queste due operazioni si ottiene una considerevole maggiorazione del gettito, che consente di effettuare delle manovre compensative al ribasso su altre forme impositive. Per esempio, si potrebbe diminuire il costo del lavoro, agevolando i redditi reinvestiti nelle aziende». Nell’ambito della medesima logica, Muraro lancia un’altra proposta: «Da tempo suggerisco di dar vita ad una manovra compensativa tra Iva e imposte sul lavoro, come i contributi sociali e, in subordine, l’Irap». L’effetto immediato, tuttavia, non sarebbe quello della riduzione immediata e significativa del nostro debito pubblico. «Sì, ma si produrrebbe un effetto determinante sull’economia reale, che potrebbe dar luogo a una fase di crescita». Così funzionerebbe il meccanismo: «Occorre stimolare la ripresa attraverso le esportazioni e le innovazioni. Le prime si favoriscono con la manovra compensativa Iva-contributi sociali, le seconde attraverso la detassazione degli utili delle imprese reinvestiti».


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