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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Contro la patrimoniale di Monti una nuova Iri

Mario Monti (Foto Ansa)Mario Monti (Foto Ansa)

Primo, con una riforma delle pensioni di anzianità, riducendo al minimo quelli che andranno in pensione senza aver raggiunto la vecchiaia e allungando il limite d’età. Ciò comporta un alleggerimento di spesa corrente immediato, così come con il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici. Secondo, un giro di vite su tutti gli aspetti più incontrollabili della spesa, a cominciare da sanità ed enti locali. Terzo, un taglio alla voce acquisti, dove s’annida tanto grasso e tanto marcio. Quarto un intervento per ridurre lo stock di debito. Se quei 200 miliardi fossero ritirati dal mercato offrendo al loro posto titoli garantiti da un sottostante reale? Come terreni, immobili, case, quote di imprese raggruppate in una società, un istituto di risanamento nazionale, che potremmo chiamare Irn, il debito pubblico potrebbe scendere a 1,7 triliardi, cioè attorno al 100% del Pil. Nascerebbe un nuovo carrozzone? No, dovrebbe essere temporaneo come l’Iri di Menichella, e guidare un processo di privatizzazioni il cui ricavato vada tutto esclusivamente a riduzione del debito. A risanamento avvenuto l’Irn si scioglie. Questa operazione sarebbe molto più efficace della patrimoniale, perché non colpisce i redditi. Last but not least lo sviluppo a costo zero. L’ho collocato alla fine perché richiede tempi più lunghi, e per questo va cominciato subito; rispetto ai mercati può essere considerato un’opzione che scommette su una ripresa vera la quale soltanto può davvero garantire la solvibilità del Paese.

La crescita non dipende solo da noi, ma soprattutto dalla Germania, ecco perché ci vuole una diversa politica estera. Fatti i compiti a casa, Monti, il credibile commissario, deve spingere affinché l’insieme dei paesi colpiti dal mercantilismo tedesco inducano Berlino a cambiare linea. Un’espansione della domanda interna diventa una priorità per la Germania dal prossimo anno quando il Pil crescerà sotto l’1%. Non solo, le difficoltà francesi e le elezioni possono trovare Parigi più disponibile a offrire una sponda a Roma o a Madrid.

Oggi più che mai è chiaro che l’euro ha una dimensione politica come tutte le monete, e la crisi è fino in fondo politica, non solo finanziaria. Dunque, i mercati aspettano una strategia compiuta e comprensibile per capire dove va l’Italia: a essa sono legate le sorti del governo Monti, più che alle bizze dei politici e al retropensiero dei partiti.

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COMMENTI
16/11/2011 - condizioni chiare (francesco taddei)

l' Irn è una buona idea ma suggerisco che venga realizzata tenendo conto di due condizioni. la prima è lasciare fuori settori strategici (energia, armamenti, porti, spiagge e beni culturali), la seconda è evitare la delocalizzazione.