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FINANZA/ 2. Contro la patrimoniale di Monti una nuova Iri

Pubblicazione:mercoledì 16 novembre 2011

Mario Monti (Foto Ansa) Mario Monti (Foto Ansa)

La bolla Monti è durata poco, ancor meno la previsione che le dimissioni di Berlusconi valessero 100 punti di spread. Invece, ieri si è tornati verso la soglia record di settimana scorsa, con una differenza sul Bund tedesco di 528 punti base. Come mai? Le Monde si chiede incredulo cosa stia accadendo: «L’Italia ha tirato un rigo sull’era Berlusconi e ha portato un tecnico al governo, esattamente come in Grecia, eppure le borse fibrillano, i tassi salgono, mentre si diffonde l’incertezza sul piano d’aiuti europeo» Cosa vogliono i mercati? Non basta aver decapitato sei governi legittimamente eletti dal popolo? È la domanda che tutti si pongono, i politici come i cittadini.

Domanda corretta anche se un po' ingenua. Nella dialettica del potere non contano solo l’eletto e l’elettore, nemmeno nelle società moderne e in quelle liberal-democratiche. Si sa quanto pesano le burocrazie, o i corpi intermedi, la Chiesa, le corporazioni, i sindacati. Tutti fanno politica non solo con il voto. Nelle società capitaliste, poi, votano anche i mercati, come ricordava Luigi Einaudi, e votano ogni giorno: le loro schede sono i prezzi.

Chi investe in titoli italiani e conosce la situazione si chiede a che valore l’Italia riuscirà a vendere i 259 miliardi di euro in titoli di stato che scadono entro primavera. Guarda la situazione del mercato finanziario, affollato di titoli da rimborsare e da rinnovare (il governo americano chiederà ben 2.000 miliardi di dollari). Siamo in una fase di domanda elevata da parte dei governi e dei privati e Moody’s ha già lanciato l’allarme parlando addirittura di Armageddon obbligazionario.

C’è abbastanza offerta di denaro? La Fed stampa e con il quantitive easing compra bond a tutto spiano. La Bce non lo garantisce a priori, finora ha compensato la liquidità assorbita dalla crisi, tanto che la base monetaria resta stabile come ha detto Trichet nel suo commiato, vantandolo come titolo di merito. Dunque i rendimenti salgono e le aspettative li portano ancora più su. Se l’Italia vuole piazzare i suoi Btp, deve farlo a tassi alti. Questo è il dato di fondo. Quanto alti dipende dalle contingenze che si avranno nei prossimi mesi. E qui veniamo alla politica.

L’Italia è solvibile questo lo sanno tutti, ma è anche liquida? I titoli da rinnovare sono davvero tanti e non può contare su una banca centrale che agisca da creditore di ultima istanza. Certo, la Bce compra sul mercato secondario, e in teoria potrebbe farlo in abbondanza, fino a oggi ha impiegato solo il 10% delle sue disponibilità. Ma vien bloccata dal veto della Bundesbank terrorizzata da un ipotetico rischio inflazione. Dunque, se continua così, si arriva al punto in cui l’illiquidità può creare insolvenza. A meno che, di qui alla prossima primavera, il governo non abbia cambiato le aspettative. Come?


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COMMENTI
16/11/2011 - condizioni chiare (francesco taddei)

l' Irn è una buona idea ma suggerisco che venga realizzata tenendo conto di due condizioni. la prima è lasciare fuori settori strategici (energia, armamenti, porti, spiagge e beni culturali), la seconda è evitare la delocalizzazione.