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FINANZA/ 2. Contro la patrimoniale di Monti una nuova Iri

L’Italia ha voltato pagina cambiando Presidente del Consiglio, ma questo sembra non bastare ancora ai mercati. L’analisi di STEFANO CINGOLANI sulle soluzioni da intraprendere

Mario Monti (Foto Ansa) Mario Monti (Foto Ansa)

La bolla Monti è durata poco, ancor meno la previsione che le dimissioni di Berlusconi valessero 100 punti di spread. Invece, ieri si è tornati verso la soglia record di settimana scorsa, con una differenza sul Bund tedesco di 528 punti base. Come mai? Le Monde si chiede incredulo cosa stia accadendo: «L’Italia ha tirato un rigo sull’era Berlusconi e ha portato un tecnico al governo, esattamente come in Grecia, eppure le borse fibrillano, i tassi salgono, mentre si diffonde l’incertezza sul piano d’aiuti europeo» Cosa vogliono i mercati? Non basta aver decapitato sei governi legittimamente eletti dal popolo? È la domanda che tutti si pongono, i politici come i cittadini.

Domanda corretta anche se un po' ingenua. Nella dialettica del potere non contano solo l’eletto e l’elettore, nemmeno nelle società moderne e in quelle liberal-democratiche. Si sa quanto pesano le burocrazie, o i corpi intermedi, la Chiesa, le corporazioni, i sindacati. Tutti fanno politica non solo con il voto. Nelle società capitaliste, poi, votano anche i mercati, come ricordava Luigi Einaudi, e votano ogni giorno: le loro schede sono i prezzi.

Chi investe in titoli italiani e conosce la situazione si chiede a che valore l’Italia riuscirà a vendere i 259 miliardi di euro in titoli di stato che scadono entro primavera. Guarda la situazione del mercato finanziario, affollato di titoli da rimborsare e da rinnovare (il governo americano chiederà ben 2.000 miliardi di dollari). Siamo in una fase di domanda elevata da parte dei governi e dei privati e Moody’s ha già lanciato l’allarme parlando addirittura di Armageddon obbligazionario.

C’è abbastanza offerta di denaro? La Fed stampa e con il quantitive easing compra bond a tutto spiano. La Bce non lo garantisce a priori, finora ha compensato la liquidità assorbita dalla crisi, tanto che la base monetaria resta stabile come ha detto Trichet nel suo commiato, vantandolo come titolo di merito. Dunque i rendimenti salgono e le aspettative li portano ancora più su. Se l’Italia vuole piazzare i suoi Btp, deve farlo a tassi alti. Questo è il dato di fondo. Quanto alti dipende dalle contingenze che si avranno nei prossimi mesi. E qui veniamo alla politica.

L’Italia è solvibile questo lo sanno tutti, ma è anche liquida? I titoli da rinnovare sono davvero tanti e non può contare su una banca centrale che agisca da creditore di ultima istanza. Certo, la Bce compra sul mercato secondario, e in teoria potrebbe farlo in abbondanza, fino a oggi ha impiegato solo il 10% delle sue disponibilità. Ma vien bloccata dal veto della Bundesbank terrorizzata da un ipotetico rischio inflazione. Dunque, se continua così, si arriva al punto in cui l’illiquidità può creare insolvenza. A meno che, di qui alla prossima primavera, il governo non abbia cambiato le aspettative. Come?


COMMENTI
16/11/2011 - condizioni chiare (francesco taddei)

l' Irn è una buona idea ma suggerisco che venga realizzata tenendo conto di due condizioni. la prima è lasciare fuori settori strategici (energia, armamenti, porti, spiagge e beni culturali), la seconda è evitare la delocalizzazione.