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GEOFINANZA/ Altro che Monti, è la Bce la vera chiave di volta

Pubblicazione:giovedì 17 novembre 2011

Mario Draghi (Foto Imagoeconomica) Mario Draghi (Foto Imagoeconomica)

Il perché è presto detto e la giornata di martedì è stata la cartina di tornasole perfetta. Se infatti martedì il differenziale tra Btp e Bund tedeschi ha chiuso le contrattazioni in ulteriore rialzo (529) e sfondato per due volte il tetto del 7% di rendimento, anche gli spread di Francia (191), Spagna (455) e Belgio (i decennali rendono ormai il 4,8%) sono finiti sotto pressione, confermando il carattere europeo della crisi del debito sovrano, eliminando una volta per tutti i particolarismi sui nessi causali ed evidenziando drammaticamente la necessità non più derogabile che la Bce si trasformi in prestatore di ultima istanza per spegnere l’incendio.

E non appare affatto casuale il fatto che l’ampliamento più netto degli spread si sia verificato nella seconda parte del pomeriggio di martedì, dopo che il membro del Consiglio della Bce, Yves Mersch, ha chiaramente detto che l’Eurotower «non permetterà che i governi europei ci trasformino in prestatore di ultima istanza, gli Stati devono farsi carico delle loro responsabilità». Ma se anche martedì l’Eurotower è intervenuta sul mercato secondario per cercare di frenare la corsa dello spread, il problema di questi interventi spot è triplice. Primo, per quanto la Germania consentirà a Mario Draghi di continuare a comprare il nostro debito? Secondo, per quanto Parigi accetterà questa logica, visto che ogni volta che la Bce compra nostre obbligazioni, il focus dei mercati si sposta in automatico sugli Oat decennali transalpini, giunti ieri a un rendimento di oltre il 3,5% rispetto all’1,745% dei Bund, con spread al massimo storico dall’introduzione dell’euro a 193 punti base (e questo spiega l’attacco frontale fatto sempre martedì da Le Monde nei confronti di Mario Draghi, pur camuffato da j’accuse contro Goldman Sachs)? Terzo, gli interventi della Bce sono troppo limitati, quindi dopo un raffreddamento temporaneo, lo spread torna a salire magari a ritmo meno forsennato ma costante: quanto accaduto martedì pomeriggio ma anche ieri mattina ne è la riprova.

Il problema è quindi statutario: finché i mercati non avranno la certezza che la Bce è prestatore di ultima istanza, ovvero capace di intervenire con potenza di fuoco pressoché illimitata per ristabilire gli equilibri sconvolti da dinamiche di overshooting, non cambierà nulla: Monti o non Monti. La Germania deve prendere atto e infrangere una volta per tutte i suoi tabù anti-inflazionisti, permettendo la nascita di una nuova Bce in stile Fed. Una pressione, quella obbligazionaria, che si riverbera poi direttamente sul mercato dei cds. Se martedì i nostri credit default swap erano trattati al record storico di 600 punti base e quelli tedeschi erano a 95, quelli francesi viaggiavano oltre i 200 punti base. Insomma, i mercati hanno sommato all’avversione per l’instabilità, un altro benchmark: la prudenza, non tanto e non solo a livello di conti, ma soprattutto di esposizione al caos europeo. Non è un caso che i cds migliori a livello di performance, martedì fossero quello finlandese, 30 punti base meno di quello tedesco a quota 65 e quello olandese a 105, solo 10 punti base più di quello di Berlino.


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COMMENTI
17/11/2011 - credibilità perduta (francesco taddei)

verso la fine degli anni '90 il debito pubblico italiano stava calando lentamente ma costantemente. dagli anni 2000 la tendenza si è invertita, fino a far ritornare l'immagine dell'italia attenta solo a sperperare e dell'italiano furbo e inaffidabile. avete visto l'arringa di Mit Romney? quei pregiudizi che tutto il mondo ci appiccica li rivedo tutti i giorni nella gestione del comune della mia citta, della mia regione e del parlamento. infine lo spettacolo peggiore è lo stato delle università dove giovani di valore vanno altrove xkè senza raccomandazione. non bastano i mario brothers a salvare l'italia, ma un senso di dignità, dedizione al lavoro, competizione e selezione del merito che oggi non si trova in chi ci comanda

 
17/11/2011 - Bottarelli inflazionista 2 (J B)

Caro Bottarelli, Potrebbe cortesemente spiegarmi come Mario Draghi potrebbe monetizzare migliaia di miliardi di euro senza creare un minimo di inflazione dei prezzi? Veramente lei pensa che per curare il cancro europeo sia sufficiente che la Bce cambi il suo chart sul modello della Fed andando a comprare a mani basse titoli di ogni paese europeo sul primario? Veramente lei pensa che i vari governi nazionali avranno il coraggio di implementare misure di austerity da lacrime e sangue se la Bce poi compra tutto il debito? Veramente crediamo che un programma di Qe così esteso possa durare solo "until the Eu gets its house in order?" Forse i vari programmi di Qe hanno in qualche modo funzionato (si fa per dire, visto il dollaro ha comunque perso 1/3 del suo valore solo negli ultimi 10 anni)negli US. Però ricordiamoci che il dollaro è (per ora) una valuta di riserva mondiale. L'Euro no. Francamente, spero i tedeschi (sicuramente non esenti da colpe in questa crisi) sbattano la porta in faccia alla UE e se ne tornino al marco, che insieme all'oro tornerà ad essere l'unico vero rifugio dove mettere i propri risparmi. Voglio proprio vedere senza i tedeschi quanto dura l'Euro. Se, invece, i tedeschi si piegheranno alle politiche monetarie socialiste da prestatore di ultima istanza con monetizzazione di tutto il debito Ue, allora mi aspetto nell'ordine: uno shock di prezzo sulle commodities, una grande depressione seguita da una possibile iperinflazione. Cordialmente,