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ALLARME BCE/ Così Monti può "aiutare" Draghi contro la crisi dell'Eurozona

Pubblicazione:venerdì 18 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:sabato 19 novembre 2011, 0.26

Mario Monti e Mario Draghi (Foto Imagoeconomica) Mario Monti e Mario Draghi (Foto Imagoeconomica)

La fotografia scattata all'Eurozona da Mario Draghi è tutt’altro che rassicurante. Motivando la sua scelta di abbassare i tassi di interesse, ha spiegato che, in gran parte dei paesi avanzati, l’economia si indebolirà. Mentre in diverse nazioni dell’Unione si verificheranno situazioni che andranno a colpire i salari, i costi e i prezzi. «L’analisi di Draghi è estremamente condivisibile e dipinge attendibilmente la realtà», spiega, interpellato da ilSussidiario.net, Gaetano Troina, professore di Economia aziendale nella Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma Tre. La descrizione effettuata dal Presidente della Bce di tali problemi riguarda, ovviamente, anche l’Italia. «La loro risoluzione è contenuta nell’agenda Monti - continua Troina -. E, se siamo arrivati al punto di adesso, è perché i numerosi provvedimenti di cui si parla da anni, molti dei quali ribaditi dal neo premier, non sono mai stati portati a termine».

Tra i tanti, Troina ne individua alcuni che, attualmente, sono prioritari. «Bisogna partire da una considerazione. Come ha sottolineato Monti, sarà necessario fare dei sacrifici (e non riforme lacrime e sangue). Chi ha dei figli che non lavorano, che non sanno se avranno mai un lavoro fisso o per quanto tempo dovranno lavorare, non può che essere ben disposto a farli». Fatta la premessa, il professore spiega che, date le circostanze, «i patrimoni non possono essere considerati un sancta sanctorum; si tratta di accumulo di ricchezza. E, come ha tante volte ribadito Giovanni Paolo II, il capitale deve essere al servizio del lavoro. Quando viene sottratto a tale destinazione, si tratta di mera speculazione. La patrimoniale, nella sostanza, afferma un semplice principio: chi ha di più deve contribuire di più». Va fatta un’altra considerazione: «Si deve capire quanta della ricchezza accumulata non sia il frutto di evasione fiscale».

Un’altra emergenza riguarda il mercato del lavoro: «Come è stato ampliamente detto, è necessario sgravare fiscalmente le aziende che assumono giovani e donne. In particolare, la disoccupazione o il precariato giovanile costituiscono la vera miccia che può fare saltare il Paese. Gli indignados rappresentano, in maniera estrema, un malessere che è ben presente tra i giovani e che riguarda l’incertezza per il proprio futuro». Tra le ipotesi di riforme maggiormente ventilate, vi è anche quella delle pensioni. «Una parte delle risorse accantonate dovrà essere finalizzata - spiega Troina - alla riduzione del debito pubblico, un’altra alla creazione di nuovi posti di lavoro, pubblici e privati».


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