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SCENARIO/ 1. Così l’Italia di Monti può battere l’Europa dei cetrioli

Pubblicazione:venerdì 18 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 18 novembre 2011, 10.49

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Al contrario, il vero limite del ministro Tremonti è di aver pensato che la tenuta della diga del debito fosse la pietra filosofale capace di risolvere, di colpo, gli altri problemi a partire dallo sviluppo che sarebbe emerso per germinazione spontanea. Invece, gli sforzi titanici (tagli per 85 miliardi di euro in meno di 18 mesi) sono stati annullati da cento giorni di pressione finanziaria motivata dallo stock del debito, giunto al 120% del Pil. Nota, con perfidia postuma, Banca d’Italia che se l’Italia avesse avuto negli ultimi sei anni la stessa crescita del Belgio (Paese privo di governo per un paio d’anni), oggi il nostro debito pubblico sarebbe sotto quota 100%.

Ma l’illusione di Tremonti ha antenati illustri. Anche i padri fondatori dell’euro, Carlo Azeglio Ciampi in testa, sono stati vittime di un postulato indimostrabile: l’avvento della moneta unica, grazie al calo dei tassi, avrebbe innescato un circolo virtuoso di abbassamento del debito attraverso il minor onere per interessi, aumentando così le risorse a disposizione della crescita. Al contrario, i risparmi sono finiti in spesa corrente. E il rapporto debito/Pil (nonostante le privatizzazioni) è salito ai massimi storici.

La morale? Le battaglie esemplari non portano a grandi risultati se non sono inquadrate in un’effettiva riforma delle regole che abbassi i costi (politica, ma non solo) e liberi energie finora paralizzate dai veti incrociati delle lobbies. Ma questo è compito del “Monti team”, probabilmente l’unico attrezzato per una sfida del genere. Il problema è che, a questo punto, un’Italia incamminata su un sentiero virtuoso è condizione necessaria, ma tutt’altro che sufficiente, per un’Europa soffocata dalle regole e da un eccesso di democrazia che, al solito, porta all’esatto opposto. Un sistema soffocato dalle regole, afflitto da una bozza di Costituzione di 884 pagine che non riesce ad approvare, risulta incapace, come scrive Alessandro Fugnoli, di decidere “su qualcosa che non sia la forma di una pizza e la lunghezza di un cetriolo”. Ovvero, non può che consegnare il potere di ultima istanza al direttorio franco-tedesco e al potere discrezionale della Bce dominato da regole scritte e tacite made in Germany.

È stata la Germania ad aver insistito per il sacrificio “volontario” delle banche sul debito di Atene, cosa che ha svuotato di valore la copertura assicurativa dei cds e, di riflesso, ha indotto le banche a disfarsi dei Btp. Intanto, le nuove regole sul capitale bancario decise dall’Eba scarica sulle banche che hanno ancora in magazzino titoli italiani l’onere di rafforzare il capitale per far fronte alla svalutazione dei titoli. Di fronte a quest’evoluzione della crisi reale, maturata in assenza di una regia europea condivisa, l’Italia si è trovata condannata a una terapia di tasse, tagli, recessione e aumento degli spread che, colmo dell’ironia, giustificheranno nuove prediche.


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COMMENTI
18/11/2011 - Occasione persa (MAURIZIO BORGHI)

Egr.Dott. Bertone la leggo sempre con interesse. Riprendo un brano di un suo articolo sul sussidiario dello scorso settembre. "...Messo in altri termini, dopo quasi vent’anni dobbiamo prender atto che l’Italia non ha ancora individuato una politica economica che sostituisca la svalutazione della vecchia lira, quell’iniezione di adrenalina che a intervalli costanti dava la scossa al Paese. Negli ultimi vent’anni, al contrario, l’Italia si è mostrata incapace di sfruttare la leva del basso costo del denaro. Eppure, con un calcolo approssimativo, si può sostenere che prima la rincorsa all’euro, poi l’aggancio alla moneta unica hanno consentito di risparmiare almeno cinque punti percentuali di interessi all’anno. Ovvero il corrispondente di un anno di Pil o anche più..." Un’occasione preziosa per azzerare il debito che capita una volta al secolo. Ora Lei prosegue la sua linea scrivendo "..postulato indimostrabile: l’avvento della moneta unica, grazie al calo dei tassi, avrebbe innescato un circolo virtuoso di abbassamento del debito attraverso il minor onere per interessi, aumentando così le risorse a disposizione della crescita. Al contrario, i risparmi sono finiti in spesa corrente. E il rapporto debito/Pil (nonostante le privatizzazioni) è salito ai massimi storici." Ne deduco che usare tali risparmi per la spesa corrente e non per abbattere il debito è stato una grave errore di 10 anni di politica che ora stiamo pagando molto caro. Grazie x la chiarezza dei suoi interventi