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SCENARIO/ 1. Così l’Italia di Monti può battere l’Europa dei cetrioli

Pubblicazione:venerdì 18 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 18 novembre 2011, 10.49

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Un circuito vizioso da cui non si uscirà tanto in fretta, inutile farci illusioni. Forse, qualcosa cambierà dal 9 dicembre, quando farà un passo in avanti il regolamento che prevede bilanci standard unificati per tutti gli Stati (da approvare dall’Ue), passo decisivo per rendere ideologicamente praticabile agli occhi della Corte Costituzionale tedesca la via degli eurobond. Nel frattempo la strada è segnata: le banche, spaventano, non prestano soldi ma parchegiano i propri fondi presso la Bce (lunedì i depositi hanno toccato i 298 miliardi) che paga loro un interesse dello 0,5%.

In cambio, Draghi compra titoli italiani che rendono il 7%. I contribuenti italiani pagano questa ricca cedola, la banca fa un ottimo guadagno e incamera fondi che sostengono l’euro a livelli innaturalmente alti. Fuori si recita un film catastrofe, “la fine dell’euro”. Italiani e spagnoli pagano il biglietto, Parigi spera di entrar gratis (come non è successo ai portoghesi). I produttori di Francoforte guardano soddisfatti il botteghino.



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COMMENTI
18/11/2011 - Occasione persa (MAURIZIO BORGHI)

Egr.Dott. Bertone la leggo sempre con interesse. Riprendo un brano di un suo articolo sul sussidiario dello scorso settembre. "...Messo in altri termini, dopo quasi vent’anni dobbiamo prender atto che l’Italia non ha ancora individuato una politica economica che sostituisca la svalutazione della vecchia lira, quell’iniezione di adrenalina che a intervalli costanti dava la scossa al Paese. Negli ultimi vent’anni, al contrario, l’Italia si è mostrata incapace di sfruttare la leva del basso costo del denaro. Eppure, con un calcolo approssimativo, si può sostenere che prima la rincorsa all’euro, poi l’aggancio alla moneta unica hanno consentito di risparmiare almeno cinque punti percentuali di interessi all’anno. Ovvero il corrispondente di un anno di Pil o anche più..." Un’occasione preziosa per azzerare il debito che capita una volta al secolo. Ora Lei prosegue la sua linea scrivendo "..postulato indimostrabile: l’avvento della moneta unica, grazie al calo dei tassi, avrebbe innescato un circolo virtuoso di abbassamento del debito attraverso il minor onere per interessi, aumentando così le risorse a disposizione della crescita. Al contrario, i risparmi sono finiti in spesa corrente. E il rapporto debito/Pil (nonostante le privatizzazioni) è salito ai massimi storici." Ne deduco che usare tali risparmi per la spesa corrente e non per abbattere il debito è stato una grave errore di 10 anni di politica che ora stiamo pagando molto caro. Grazie x la chiarezza dei suoi interventi