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BORSE/ Mercati in attesa del G20 di Cannes (il punto con Wall Street)

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Doveva essere una riunione operativa il G20 di Cannes. Una riunione dove l’Unione europea doveva arrivare con un pacchetto di proposte decise per contrastare la crisi e cercare di far crescere l’economia, evitando il cosiddetto contagio globale. È dai primi di settembre che se ne parla e siamo arrivati al 2 novembre, “giorno dei morti”. Al momento, con la mossa del premier greco, Giorgio Papandreou, questo G20 sta diventando una riunione di emergenza. Già oggi, prima dell’avvio della riunione, ci saranno incontri tra Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, il nuovo presidente della Bce, Mario Draghi, la direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, e i leader europei Josè Barroso e Herman Van Rompuy. Ci dovrebbe poi essere una cena, probabilmente molto “fredda”, con il leader greco Papandreou, il quale, dopo la riunione del governo di ieri ad Atene, ha già stabilito il referendum per dicembre sui sacrifici che il suo Paese deve accettare per evitare il default. Particolare  non secondario, da tenere in considerazione, è che Atene ha provveduto a cambiare tutti i vertici militari. Forse questa è la misura per comprendere che tipo di situazione sociale ci sia oggi in Grecia. Ed è veramente stupefacente che l’intelligentissimo (si fa per dire) mondo della finanza internazionale, con i “suoi politici”, non abbia mai neppure preso in considerazione che potesse accadere una cosa del genere.

Con questa cornice si prepara il G20 e si sono aperte stamattina le Borse dopo il tonfo di ieri. Al momento i mercati sono, come si dice in gergo, ad alta volatilità, tuttavia in leggero rialzo. Ma in realtà sono storditi e in uno stato di continua incertezza, in attesa di notizie che alla fine non arrivano mai. L’accordo del 27 ottobre è saltato, tutto il dossier deve essere riaperto. Dal funzionamento del macchinoso Fondo Salva-stati (Efsf) alla ricapitalizzazione delle banche che, tra la prospettiva del default greco, gli spread che toccano i massimi storici con il Bund,  i nuovi parametri richiesti, rischiano di bloccare ogni risorsa di credito per l’economia reale.

In tutto questo c’è di mezzo l’Italia, con il suo grande debito, con la sua politica sempre più arruffata e complicata, fatta di “lettere d’intenti”, di opposizioni che “vivono sulla luna”, di continui Consigli dei ministri straordinari (ce ne sarà uno stasera alle otto), di complicati progetti per governi tecnici. Una sarabanda.


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