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CDO/ Nessuna ricetta Monti ha chance senza il binomio libertà-fiducia

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Mario Monti (Foto Ansa)  Mario Monti (Foto Ansa)

di Antonio Quaglio, Caporedattore Il Sole 24 Ore
 

La crisi finanziaria degenerata in recessione tra Europa e America non ha distrutto soltanto risparmi, credito, bilanci statali, imprese, occupazione: ha cancellato soprattutto la “fiducia”, sui mercati e oltre. Hanno cominciato le banche a non fidarsi più le une delle altre e quindi a fidarsi sempre di meno delle aziende e delle famiglie a cui concedere prestiti. Ma anche i risparmiatori hanno preso a fidarsi meno delle banche e degli altri intermediari cui affidare il loro denaro. Hanno perso “merito di credito” gli stati (perfino gli Usa): quasi tutti hanno dovuto aiutare i sistemi bancari in difficoltà con ingenti sostegni pubblici; altri (come la Grecia) hanno fatto venire a galla l’insostenibilità dei loro conti; altri ancora - è il caso dell’Italia - si sono ritrovati zavorrati da vecchi debiti. In Europa, comunque, gli stati non si fidano più gli uni degli altri, mostrando le fragili fondamenta di un continente unito solo da una moneta. Poca fiducia (poca voglia di spendere) continuano a mostrare dal canto loro i consumatori; poca fiducia - poca voglia di investire e assumere - registra il campo degli imprenditori.

Senza fiducia non molto ha potuto fare lo stimolo - gigantesco ma puramente monetario - impresso dalla Fed sull’Azienda America: oltre 2.000 miliardi di dollari il primo intervento, 600 miliardi il secondo, in attesa di un probabile terzo. Senza fiducia - senza “fides” - la ripresa sembra avere quindi poca “speranza”. Senza un’effettiva ricostruzione del “credito” - senza il ripristino di un rapporto ultimo tra persone che “credono” anzitutto le une nelle altre - la tecnica economica mostra prospettive limitate.

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Obbligare le banche “troppo grandi per fallire” ad aumentare in fretta i loro patrimoni è certamente una misura corretta, così come varare politiche di austerità fiscale nei paesi più esposti alla speculazione sui titoli sovrani. Ma nessuna “politica”, nessuna “istituzione”, neppure con intento dichiarato di “bene comune”, può più avere la pretesa che è stata fatale alla finanza globale: giocare con ciò che è nei cuori delle persone: Manovrare in via egemone e autoreferenziale la loro libertà, compresa quella di essere “in crisi”; compresa quella di cercare vie per uscire da quella crisi, compresa quella di scoprire che il cosiddetto “libero mercato” si era ridotto a uno spazio-tempo di solitudine, sfiducia, non-libertà.



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