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GEOFINANZA/ Quel rompicapo della Bce che lascia l’Europa in crisi

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Il problema di questo organo è che non avrà mai la credibilità necessaria per bloccare le forze del contagio, dato chenon può garantire che il denaro sarà sempre disponibile a pagare gli obbligazionisti possessori di debito sovrano. Anche se le risorse di questa istituzione dovessero essere raddoppiate o triplicate rispetto al suo attuale livello (mi pare 440 miliardi di euro), non sarebbero tuttavia ancora sufficienti. Solo una Banca centrale che può creare una quantità illimitata di denaro può fornire tale garanzia.

Inoltre, l’Efsf e il futuro Esm hanno una struttura di governance che li rende poco adatti (e forse credibili) alla gestione delle crisi. Poiché ogni Paese mantiene il potere di veto, le decisioni dell’Efsf e del futuro Esm verranno continuamente messe in discussione dalle preoccupazioni politiche locali (casi Finlandia, Olanda, e così via). L’Efsf e il futuro Esm semplicemente non possono sostituire la Bce. Pertanto, non è rassicurante che la Bce abbia annunciato di voler trasferire la sua funzione di prestatore di ultima istanza a tali istituzioni.

Naturalmente per consentire la stabilizzazione dei mercati obbligazionari sovrani dell’Eurozona, la Bce dovrebbe subito chiarire che è pienamente impegnata a esercitare la sua funzione di prestatore di ultima istanza. Dando fiducia, la Bce potrebbe non aver bisogno di intervenire sui mercati obbligazionari governativi nella maggior parte dei casi, proprio come l’impegno a essere un prestatore di ultima istanza nel sistema bancario assicura che solo in casi rari la banca centrale debba fornire supporto come prestatore di ultima istanza.

È utile ricordare che se il ruolo della Bce come prestatore di ultima istanza sui mercati obbligazionari sovrani è una condizione necessaria del governo dell’Eurozona, non è però sufficiente. Allo scopo di prevenire future crisi, ulteriori passi (significativi) verso una più ampia unificazione politica saranno comunque necessari. Alcune decisioni in questa direzione sono state adottate di recente, quando il Consiglio europeo ha deciso di rafforzare il controllo sui processi di bilancio nazionale e sulle politiche macroeconomiche di ogni paese membro.

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COMMENTI
21/11/2011 - non è la crisi a preoccupare (Fabrizio Terruzzi)

chissà perchè, chi di dovere, ha tanta difficoltà a capire quello che era chiaro già un anno fa alle persone dotate di elementare buon senso. Scrivo qui da più di un anno che non è tanto la crisi a preoccupare quanto le persone deputate a risolverla.