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FIAT/ Airaudo (Fiom): da Marchionne una nuova "trappola" per l'Italia

Pubblicazione:mercoledì 23 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 23 novembre 2011, 9.02

Foto Ansa Foto Ansa

Uno strappo epocale, conseguenza ineluttabile dell’ancor più epocale scelta che l’Amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, assunse quando decise che, dopo decenni di felice convivenza, il Lingotto avrebbe lasciato Confindustria. E così, ha annunciato la disdetta di tutti gli accordi sindacali e di tutte le prassi collettive in atto in tutti i comparti dell’azienda; la consumazione di un atto formale dal significato sostanziale altissimo. Un’occasione, per alcuni, per fare di necessità virtù e cogliere la palla al balzo, auspicando che si determinerà, per i lavoratori, un miglioramento delle proprie condizioni; una grave imposizione, e un precedente pericoloso per altri. Per la Fiom, in particolare, di cui abbiamo intervistato Giorgio Airaudo, segretario nazionale e responsabile del settore auto.

Ve l’aspettavate una decisione del genere?

La notizia era abbastanza attesa. Abbiamo sempre preso sul serio l’Amministratore delegato della Fiat. E sapevamo che Pomigliano non rappresentava un caso isolato, uno stabilimento da "rieducare", ma una prova generale di un nuovo modello da applicare.

Quali saranno le conseguenze immediate dell’applicazione di un tale modello?

La Fiat vuole uscire dal contratto nazionale del lavoro. E, in questo momento di crisi, è un grave errore. Significa rendere i lavoratori più deboli, renderli più soli. Si tratta di un precedente gravissimo. Perché qualunque altra azienda potrebbe seguirne l’esempio. Non si darà, inoltre, la possibilità ai lavoratori di scegliersi il sindacato. perché potranno iscriversi unicamente a quelli che hanno sottoscritto le intese aziendali. Non si potrà votare, infine, i propri rappresentanti, perché saranno nominati dall’alto, dalle segreterie, in una sorta di “Porcellum" aziendale.

Come intendete reagire?

Si tratta di scelte molto gravi contro le quali ci mobiliteremo con ogni mezzo a nostra disposizione. Non escludiamo lo sciopero, ma di questo ne discuteremo con tutti i nostri rappresentanti e con i lavoratori.

Vi aspettate un intervento del Governo su questa vicenda?

Crediamo che l’esecutivo dovrà chiedere conto alla Fiat dei suoi impegni. Tutte le mosse dell’azienda spaventano i lavoratori  e dividono i sindacati;  e non è chiaro se servano a qualcosa. A oggi, infatti, gli investimenti, in Italia, sono incerti e in ritardo; non sappiamo quali prodotti si intendono realizzare e vendere. Sarebbe nell’interesse del Paese che l’esecutivo sapesse quale contributo alla crescita intenda dare Fiat.

Cosa chiedete, invece, a Fiat?


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COMMENTI
23/11/2011 - Tutti sull'attenti: parla Airaudo. (Giuseppe Crippa)

Proprio in questi giorni è cominciata, nello stabilimento di Pomigliano d'Arco, la produzione della nuova Panda. Anche questo è un fatto emblematico, più importante, a mio avviso, di questa disdetta che la redazione definisce “strappo epocale” nell'esordio dell'articolo. Nelle parole di Ariaudo, cui Il Sussidiario sembra avere concesso una cattedra, come dimostra l'occhiello di presentazione dell'intervista, che recita testualmente “GIORGIO AIRAUDO spiega perché la decisione della Fiat di disdire tutti gli accordi sindacali e le prassi collettive in essere è altamente lesiva dei diritti dei lavoratori”, trovo soltanto il richiamo a imprecisate “limitazioni dei diritti e delle libertà fondamentali”. Ricordo che stiamo parlando di accordi sindacali e non della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo... per cortesia un po' di senso delle proporzioni! In Italia si può divorziare e non si può disdire un accordo sugli orari o sulla mensa? Tutti gli accordi si possono (e si devono rinegoziare) senza isterismi. Airaudo, faccia il suo lavoro di sindacalista per favore!