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FIAT/ Airaudo (Fiom): da Marchionne una nuova "trappola" per l'Italia

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Giustamente, ha usato il condizionale. A oggi, non c’è stata una sola richiesta sindacale che a Pomigliano o a Mirafiori sia stata accolta.

Quindi, se convocati vi presenterete o no?

Se si aprirà un negoziato, negozieremo, se ci sarà un ultimatum, lo respingeremo.

Quali margini di trattativa giudicate accettabili?

Si può discutere su tutto quello che non rappresenti una limitazione dei diritti e delle libertà fondamentali. Gli operai non hanno bisogno di rieducazione. Sono quelli che più di tutti stanno pagando il conto della crisi e del debito pubblico. 



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COMMENTI
23/11/2011 - Tutti sull'attenti: parla Airaudo. (Giuseppe Crippa)

Proprio in questi giorni è cominciata, nello stabilimento di Pomigliano d'Arco, la produzione della nuova Panda. Anche questo è un fatto emblematico, più importante, a mio avviso, di questa disdetta che la redazione definisce “strappo epocale” nell'esordio dell'articolo. Nelle parole di Ariaudo, cui Il Sussidiario sembra avere concesso una cattedra, come dimostra l'occhiello di presentazione dell'intervista, che recita testualmente “GIORGIO AIRAUDO spiega perché la decisione della Fiat di disdire tutti gli accordi sindacali e le prassi collettive in essere è altamente lesiva dei diritti dei lavoratori”, trovo soltanto il richiamo a imprecisate “limitazioni dei diritti e delle libertà fondamentali”. Ricordo che stiamo parlando di accordi sindacali e non della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo... per cortesia un po' di senso delle proporzioni! In Italia si può divorziare e non si può disdire un accordo sugli orari o sulla mensa? Tutti gli accordi si possono (e si devono rinegoziare) senza isterismi. Airaudo, faccia il suo lavoro di sindacalista per favore!