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Economia e Finanza

INCHIESTA/ Il futuro di Alitalia tra Air France e la cura di Stato

Rocco Sabelli (Foto Imagoeconomica)Rocco Sabelli (Foto Imagoeconomica)

E tanto per non far credere che siccome qualcuno sta facendo il bene dell’Italia allora ha il diritto di essere trattato come il campione nazionale che deve passare sopra tutti gli altri, Sabelli ha tenuto ad appellarsi a una direttiva del 2007 emanata dal ministero delle Infrastrutture che prevede che le compagnie low cost si trasferiscano all’aeroporto di Viterbo, con la chiusura di Ciampino. Giusto per dare un’idea, tra Viterbo e Roma ci sono circa 120 km: quale cittadino romano sceglierebbe di volare, seppur a basso costo, dovendo raggiungere un aeroporto così lontano? È come se un milanese dovesse prendere un aereo a Torino. A puro titolo informativo, l’aeroporto di Orio al Serio, diventato “colonia” di Ryanair, dista meno di 60 km da Milano, così come Malpensa, diventato terreno fertile per Easyjet dopo l’addio proprio a opera di Alitalia.

 

La ribollita light alla francese

Si tratta di un vero e proprio tormentone. Air France poteva mettere le mani su Alitalia nel 2007/2008, non c’è riuscita e forse gli è andata anche bene, perché potrebbe riacquistarla presto “scremata” dei debiti e con meno personale di prima: si tratta solo di aspettare il 2013, quando i soci italiani potranno vendere le loro quote a soggetti stranieri. Alitalia potrebbe però non arrivare in buona salute all’appuntamento tra due anni e c’è anche da dire che i francesi non se la passano bene: anche loro chiuderanno il 2011 in perdita, ed è anche per questo che circa un mese fa c’è stato un cambio della guarda ai vertici di Air France, con il ritorno di Jean-Cyril Spinetta al posto di Pierre-Henri Gourgeon. Il primo era stato protagonista delle trattative per acquistare Alitalia, il secondo è stato artefice dell’ingresso francese nel capitale dell’azienda italiana. A Parigi si annunciano tagli e revisione delle strategie. Un clima non favorevole per l’acquisto di un vettore (Alitalia) che non fa utili. Tutt’al più si potrebbe dar vita alla famosa super-holding tra Delta, Air France e Alitalia: un progetto ambizioso, che non ha precedenti e che quindi richiede di essere ben pensato e organizzato prima di essere messo in atto.

 

Le pennette tricolore

Qualcuno l’aveva ipotizzato poco dopo la nascita di Cai: lo Stato rimetterà piede in Alitalia. I mezzi per farlo c’erano già prima ed esistono ancora oggi, grazie alla Cassa depositi e prestiti e al suo Fondo strategico italiano. Ovviamente si tratterebbe della “carta della disperazione”, una sorta di ultima spiaggia nel caso Air France navigasse in brutte acque o non fosse intenzionata ad accrescere la sua partecipazione in Alitalia e questa si trovasse in pesanti difficoltà. Tutto allora tornerebbe nelle mani dello Stato, cioè dei contribuenti, su cui già gravano gli esuberi e i debiti della vecchia compagnia.