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ACCONTO IRPEF/ Il commercialista: vi spiego cosa cambia con la riduzione dal 99% all'82%

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La riduzione dell’acconto Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, che occorre versare entro il 30 novembre, per quest’anno subisce una riduzione di 17 punti percentuali. «Sarà necessario pagare solamente l’82% dell’acconto Irpef dovuto per il 2011, invece che il 99%» spiega, raggiunto da ilSussidiario.net Vittorio Salvatori di Wiesenhoff, commercialista e socio dello Studio Legale Freshfields Bruckhaus Deringer LLP. Il decreto del Consiglio dei ministri prevede inoltre un riduzione dell’acconto Irpef per il 2012 di tre punti, che passa, in questo modo, dal 99% al 96%. Secondo il commercialista, per quanto riguarda la misura relativa a quest’anno, «chi ne approfitta beneficerà, in sostanza, di un differimento dell’acconto. Che, tuttavia, dovrà saldare l’anno successivo. Si tratta di una strategia individuata dal governo per dare, in questo periodo di crisi, una boccata di ossigeno agli italiani. E consentire ai cittadini e alle famiglie di disporre di maggiore liquidità. Tanto più adesso, che ci troviamo nel periodo natalizio».

Salvadori ci spiega come funziona il meccanismo di pagamento dell’Irpef: «Di solito, a giugno si versa il saldo dell’anno precedente e una prima rata di acconto di imposta per l’anno in corso. A novembre si versa la seconda rata dell’acconto e, a giugno dell’anno successivo, si versa il saldo per l’anno precedente, la prima rata d’acconto per l’anno in corso e via discorrendo». Va precisato che «la cifra risparmiata, ovviamente, dipende dal reddito e dall’acconto che un cittadino avrebbe dovuto versare. L’acconto, in percentuale, è il medesimo per tutti gli scaglioni reddituali, mentre il primo acconto corrisponde al 40% del totale». Un norma voluta, quindi, per consentire alle famiglie o ai cittadini in generale di conservare, per l’anno in corso, qualche soldo in più. Ma che, paradossalmente, rischia di ottenere l’esatto effetto contrario. Ovvero, quello di far sì che la gente eroda eccessivamente i propri risparmi. «C’è il rischio, in effetti, che una persona, godendo di risorse economiche più abbondanti rispetto al previsto, si indebiti».


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