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Economia e Finanza

CRISI/ L'esperto: vi spiego dove "tagliare" per convincere l'Europa

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Trovo l’apprendistato appena votato utilissimo sotto due punti di vista: innanzitutto, per favorire l’apprendimento di un lavoro manuale per i giovani precari, in cui l’Italia è in grado di dare molta occupazione attraverso le imprese artigiane, che rappresentano quindi le piccole dimensioni. Ben venga quindi che i giovani si laureino, ma con un investimento su di sé, sulla persona, e non esclusivamente per una futura occupazione. Inoltre, l’apprendistato può sicuramente facilitare anche parte della soluzione del precariato, perché effettivamente tra le imprese artigiane di lavoro ce n’è molto. Per il resto non vedo una peculiarità delle Pmi in termini di contrattualistica di lavoro, anche perché l’imprenditore di piccola o media dimensione opera in una realtà in cui conosce benissimo i suoi collaboratori, quindi dopo i classici sei mesi di prova è probabilmente più la grande impresa ad aver bisogno di una flessibilità del lavoro maggiore.  

Un’ultima domanda: a suo avviso, come influisce il comportamento della Fiat dal punto di vista dei contratti ai dipendenti sui rapporti di lavoro imprenditore/lavoratore nelle Pmi?

Sono due mondi completamente diversi: mentre il tipo di lavoro in Fiat fa sì che il dipendente guardi molto di più alla sicurezza di un posto di lavoro, e sia per quello disposto a rinunciare a parte dei diritti conquistati, nella piccola impresa il conflitto capitale-lavoro non è mai esistito, perché fondamentalmente si è tutti sulla stessa barca con responsabilità diverse. Credo che al di là di qualche eccezione, quello che sta succedendo in Fiat dal punto di vista contrattualistico interessi ben poco la grande maggioranza dei piccoli e medi imprenditori italiani perché, come detto, sono due mondi totalmente differenti.  

 

(Claudio Perlini)   

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