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FINANZA/ Il grande swap per salvare l’Italia alla faccia della Germania

Pubblicazione:giovedì 24 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 24 novembre 2011, 19.11

Angela Merkel Angela Merkel

In questo momento mi sento estremamente pessimista, penso che l’Italia andrà in default, seguita inevitabilmente dalla Francia.  La Germania uscirà anche lei con le ossa rotte, di qui la speranza che cambino idea.  Ma i tedeschi non ne vogliono sapere, non si fidano, e lo dicono apertamente, preferiscono tornare al marco e mettere a rischio la loro industria che mischiarsi con noi.
Il governo italiano deve sposare il principio di realtà, smettere di farsi illusioni, e verificare velocemente se esiste una disponibilità da parte dei partner europei ad assumere una posizione responsabile, ma, se dovesse poi constatare che questa non c’è, dovrà elaborare e comunicare al Paese un piano B, che consiste nell’uscita dall’euro: bisogna cominciare a discutere apertamente, pubblicamente e scientificamente dell’uscita dall’euro, perché se il Parlamento tedesco continuerà con questa posizione, dobbiamo pensare concretamente a un’esclusione volontaria, prima di venir buttati fuori. Si tratta di una questione che nessuno vuole affrontare pubblicamente perché ancora vige il tabù dell’euro, che somiglia sempre più a una religione che a una moneta: se invece cominciassimo ad affrontare quest’argomento, secondo me l’Italia potrebbe davvero trovare la strada per farcela autonomamente, senza che questa strada passi per l’aumento dell’imposizione, che ci porterebbe alla recessione».

Stefano Morri ci spiega quindi che «la strada maestra è quella di un default controllato, scambiando titoli di stato con beni pubblici, quello che io chiamo il “grande swap”. Lo Stato ha una quantità immensa di patrimonio, che secondo alcune fonti ammonterebbe a oltre mezzo trilione di euro e che potrebbe essere dato, nelle dovute forme, in cambio di titoli di stato. L’unione fiscale significa invece farsi tassare dai tedeschi, e questa è una follia. Significa continuare a rinunciare a una sovranità nazionale, ma a favore di chi? Di personalità politiche, organi e apparati burocratici che nessuno conosce, che nessuno ha mai eletto. È necessario poi chiedersi anche quanto mai si potrà raccogliere aumentando le tasse: abbiamo una pressione fiscale sul reddito dichiarato che è abbondantemente sopra il 50%, quindi significa che chi paga le tasse dovrà pagare quanto?  Il 60, il 70%?  E lo sviluppo con cosa lo finanziamo?. Quindi mi chiedo: dove vogliamo arrivare? La strada non è l’aumento della tassazione, ma il grande swap.  La tassazione è solo inutile accanimento terapeutico per puntellare un sistema ormai condannato. Quindi, o la Germania accetta di fondersi con noi, di mettere insieme il suo debito pubblico con il nostro, oppure l’euro è finito.  Prendiamone atto e piuttosto spendiamo i soldi in piaceri della vita. C’è solo un caso in cui accetterei di unirmi fiscalmente a Germania e Francia, se la Bce accettasse di fare il prestatore di ultima istanza. ».



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COMMENTI
27/11/2011 - Ultima istanza prima di cosa ? (Vittorio Cionini)

Come ultima istanza la Bce cosa dovrebbe prestare ? Non sono un economista ma mi sembra di aver capito che si tratterebbe solo di carta straccia. Anzi forse neppure quella, tanto i pagamenti in contanti non li potremo più fare. Quindi si tratterebbe solo di numeri memorizzati nei computer da scambiare tra programmi finanziari in un vortice di bit che gira 24h a velocità sempre più vertiginosa e incontrollabile. Il tutto somiglia a una stella gigante che si contrae in un buco nero inghiottendo la ricchezza (?) di tutto il pianeta. Forse è il caso che qualcuno stacchi la spina dei computer. Vittorio Cionini