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ALLARME SPREAD/ Così possiamo battere speculatori e “maestrini” tedeschi

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La prima è il rapporto tra istituzioni e popolo: ci dotiamo di istituzioni, e tra queste di una banca centrale, perché rispondano alle esigenze più complesse, cioè quelle problematiche cui gli individui da soli non possono offrire una valida soluzione. Al momento delle vendite a raffica sul debito italiano, nessun organo monetario è intervenuto. Priva di banca centrale e senza moneta da stampare, l’Italia si è lanciata in difesa delle finanze pubbliche con l’ultima, inadeguata, arma a disposizione: una serie di inviti alla calma, di cui le agenzie di rating, la Bce, il Fmi, il Presidente della Repubblica francese e la Cancelliera tedesca hanno fatto strame in diverse circostanze. Per gli ultimi due, una risata in conferenza stampa è stata sufficiente a fare danno.

La seconda criticità riguarda l’ingresso di investitori internazionali nelle finanze pubbliche. Un esempio su tutti. Secondo dati della Banca mondiale, il rapporto debito/Pil del Giappone è superiore al 220%. Tuttavia, oltre il 90% del debito pubblico è detenuto da investitori giapponesi. Un attacco speculativo o il panico sui mercati internazionali riguarderebbe solamente il restante 9% circa. Troppo poco per innescare una spirale ribassista. La percentuale di debito pubblico italiano detenuto all’estero supera di poco il 50% dell’intero stock. I principali creditori esterni sono Germania e Francia, elemento che da solo spiega il nervosismo franco-tedesco sulla situazione finanziaria italiana (incluse le risate citate sopra). Qui si nascondono il problema e, a mio avviso, una possibile soluzione.

Nell’euforia degli anni ’90, il futuro appariva un’utopia raggiante e il debito un espediente innocuo per assaggiare qualche briciola del benessere a venire. Poi le utopie svaniscono e i debiti, purtroppo, restano. Ma l’Italia, a differenza di molti paesi che oggi si atteggiano a primi della classe, può rimettere ordine nei conti da sola. Dimentichiamo per un secondo spread, rapporto debito/Pil e altri parametri sbandierati a Bruxelles e nella City. Con un tasso di disoccupazione tra i più bassi in Europa (7,97%, dato Ocse), il sistema socio-economico italiano ha retto all’onda d’urto della crisi. Vale la pena ricordare che mentre lo spread spagnolo è inferiore a quello italiano, nella penisola iberica il tasso di disoccupazione ha superato il 22%. Ancora: secondo dati Istat, gli italiani sono in larga parte proprietari della prima casa (17 milioni di abitazioni su 24 milioni, record europeo) e possono contare su un patrimonio di 8.700 miliardi di euro (4,5 volte il debito pubblico).