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ALLARME SPREAD/ Così possiamo battere speculatori e “maestrini” tedeschi

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Da alcuni giorni, gli occhi di esperti finanziari (e non) sono puntati su un numero dal nome inquietante: lo spread. Tradotto in italiano, suona “divario” e la domanda più ovvia è: divario tra cosa? Dalle scrivanie dei ricercatori economici ai tavolini del bar la risposta è quasi sempre la stessa: divario tra Germania e Italia. A voler essere pignoli, lo spread in questione è il divario di rendimento a dieci anni tra titoli di stato italiani e tedeschi. Per la cronaca, al momento il differenziale si aggira sui 500 punti base: in parole povere, un titolo italiano a dieci anni rende quasi il 5% annuo in più del suo equivalente tedesco. Tuttavia, non attardiamoci a sciorinare numeri: in un futuro prossimo potremmo trovarci nella situazione di dover memorizzare un solo numero. Zero. E, soprattutto, affrontare un rischio ben peggiore di uno spread: un futuro a tasso zero.

Come è stato già evidenziato da alcune analisi pubblicate su queste pagine, la crisi si inserisce in un ventennio ricco di cambiamenti epocali e non sempre compresi nella loro portata: la caduta del muro di Berlino, l’approdo di paesi lontani dalla democrazia all’economia di mercato, l’imporsi del liberismo come nuovo credo ideologico. E ancora: la fatica degli stati a tenere il passo dei cambiamenti e il conseguente esplodere dei debiti pubblici e privati. In Europa, negli ultimi vent’anni, una dozzina di Paesi ha proseguito sulla via dell’integrazione, giungendo a una moneta comune. Tra questi si trovano, fin dagli inizi, Germania e Italia; eppure le differenze tra i due paesi, a tutto svantaggio dello stivale, sono finite sotto i riflettori dei mercati finanziari. E dei loro più temuti frequentatori, i famigerati speculatori.

Secondo la vulgata corrente, l’Italia, l’allieva indisciplinata, è stata riportata all’ordine dall’efficienza dei mercati. In questa versione, la Germania ricopre il ruolo antipatico di prima della classe, mentre i tecnici al governo sarebbero tutor investiti di un arduo compito: riparare le lacune e presentare con profitto l’Italia agli esami di riparazione. Potrebbe essere la trama di un film americano, una di quelle storie sul cui lieto fine nessuno osa dubitare. Nella realtà, il crollo di fiducia ha messo in rilievo un paio di criticità figlie dei cambiamenti epocali di cui sopra.


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