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Economia e Finanza

FINANZA/ Eurobond e Bce, così i diktat tedeschi ci spingono nel baratro

Angela Merkel (Imagoeconomica)Angela Merkel (Imagoeconomica)

Di qui una serie di misure procicliche per aumentare il capitale, ovvero, com’è più probabile, tagliare il credito alle imprese. Il risultato, scontato, è una bella recessione per la prima metà del 2012 che l’Europa si è fabbricata, anzi regalata da sola. Con l’aggravante di una crisi devastante della liquidità che minaccia di colpire l’intera economia mondiale che, all’improvviso si è vista levare di sotto il naso il 40% circa della liquidità che finanzia il commercio mondiale, tanto quanto è l’apporto medio del credito delle banche francesi, tedesche o degli altri Paesi dell’Ue.

Il rischio, insomma, è di far saltare l’intera baracca dell’economia globale per non applicare l’unica ricetta possibile: un forte afflusso di liquidità sui mercati, tutto quel che è necessario per convincere gli operatori che la Banca centrale europea è pronta a mettere in campo tutti i capitali necessari per evitare che il livello del costo effettivo del debito sovrano superi una certa soglia.

Un’operazione della stessa natura, seppur di segno opposto, a quanto fatto dalla Banca nazionale svizzera in estate, quando fu chiaro che Berna non avrebbe tollerato la rivalutazione ulteriore del franco, come previsto (a vantaggio della clientela) dai guru di Goldman Sachs. Ma dietro la scelta dei banchieri centrali svizzeri c’era il pieno consenso della politica e dell’intero Paese. Al contrario, l’Europa è profondamente divisa sia sui fini che sui mezzi: l’unica strategia, in un caso del genere, sembra la massima ipocrisia, quella del “si fa, ma non si dice”.

Si moltiplicano, infatti, i segnali di disponibilità sottobanco da parte di Angela Merkel a tollerare un maggior interventismo della Bce. Ma sottovoce, mentre al Bundestag gli alleati di governo, tipo il liberale Roessler, lanciano proclami che fanno impallidire le sparate della Lega Nord. Brutto affare. Da almeno un anno la Merkel ha adottato la tecnica di cedere solo all’ultimo momento (e il meno possibile) di fronte all’incalzare degli eventi con l’obiettivo di passare, davanti all’opinione pubblica di casa, come la paladina degli “interessi tedeschi”. In termini tecnici e finanziari, questa strategia ha messo a dura prova l’euro e le economie dell’area. In prospettiva rischia di minare le fondamenta dell’intera Europa.

Come ha notato argutamente lo storico Niall Ferguson, non esistono procedure per uscire dall’euro, ma i trattati prevedono l’uscita dall’Unione europea. Ovvero, nulla esclude che l’euro come moneta possa sopravvivere (per questione di comodità, di costi e di vantaggi commerciali) allo sfacelo dell’edificio comunitario che poggia sulla condivisione di obiettivi e di valori oggi a rischio.


COMMENTI
25/11/2011 - Minacciare il default (Mariano Belli)

Se avessimo un vero leader politico, uno non venduto alle banche ma un uomo vero, difensore degli interessi del popolo che dovrebbe rappresentare, si potrebbe dire alla BCE : o ci compri tu il debito abbassando gli interessi a livelli umani, oppure noi facciamo default mandando all'aria tutta la baracca (sopratutto la vostra....). Purtroppo però, la tradizione dei politici italiani degli ultimi 50 anni è quella di vendere pure la propria madre allo straniero di turno...e così eccoci qua.