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FINANZA/ Eurobond e Bce, così i diktat tedeschi ci spingono nel baratro

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Angela Merkel (Imagoeconomica)  Angela Merkel (Imagoeconomica)

Esiste un Paese, la Gran Bretagna, che accusa un debito complessivo (la somma del debito pubblico, quello delle famiglie e delle imprese) superiore al 500% del Pil. La sua economia, fondata in buona parte sui servizi finanziari, non vive un momento di partciolare splendore. Anzi. I tagli praticati alla spesa pubblica per correggere un deficit pubblico che rischiava di superare la diga del 10% sul Pil hanno a lungo fatto temere che l’isola fosse avviata verso il tunnel di una lunga recessione. Eppure, ieri, sui mercati finanziari il Gilt decennale della Regina rendeva il 2,20%, ovvero tre punti base meno del 2,23% cui sono saliti i tassi del Bund a dieci anni, dopo il flop dell’asta tedesca. Non c’è dubbio: “L’euro sta facendo un grosso regalo al Regno Unito”, come commentava pochi giorni fa Maria Cannata, responsabile del Debito Pubblico della Repubblica italiana.

Neppure un segnale così eloquente sembra aver fatto breccia nel cuore dei leader del Paese leader di Eurolandia che continua a comportarsi, come si legge sul Financial Times, come “l’ultimo passeggero di prima classe che sorseggia champagne nel salone delle feste del Titanic”, incurante degli Sos in arrivo da fuori o delle acque che, a poco a poco, minacciano di sommergere anche i primi della classe. Nemmeno la diserzione dei compratori, in particolare i grandi fondi asiatici, all’asta della Bundesbank ha fatto cambiare idea ad Angela Merkel. Ancora ieri, almeno in via ufficiale, la posizione della Germania non è cambiata: gli eurobond, “seppur di moda”, non servono; la Bce non deve agire, né mai lo farà, come prestatore di ultima istanza; qualsiasi intervento a favore dell’euro che coinvolga le ricchezze della Germania dovrà essere preceduto da una riforma delle istituzioni dell’Unione europea.

Nel frattempo l’Europa deve proseguire la dieta che l’asse franco-tedesco (più tedesco che francese) ha ordinato in questi mesi: taglio “volontario” imposto alle banche degli interessi sul debito greco, novità che ha aumentato a dismisura la percezione del rischio e gli interessi sul debito pubblico dei pasi di Eurolandia, Italia inclusa; aumento, per far fronte al crollo del valore dei titoli di Stato, dei requisiti di capitale chiesti alle banche, soprattutto quelle dei paesi più colpiti dal calo del valore del debito sovrano locale.



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COMMENTI
25/11/2011 - Minacciare il default (Mariano Belli)

Se avessimo un vero leader politico, uno non venduto alle banche ma un uomo vero, difensore degli interessi del popolo che dovrebbe rappresentare, si potrebbe dire alla BCE : o ci compri tu il debito abbassando gli interessi a livelli umani, oppure noi facciamo default mandando all'aria tutta la baracca (sopratutto la vostra....). Purtroppo però, la tradizione dei politici italiani degli ultimi 50 anni è quella di vendere pure la propria madre allo straniero di turno...e così eccoci qua.