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FITCH/ L’agenzia di rating: l’Italia è già in recessione. Downgrade per 8 banche

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Era da un po’, poco per la verità, che non se ne sentiva parlare. Ma le agenzie di rating tornano tristemente agli onori della cronaca per i propri impietosi giudizi, in grado di condizionare le sorti dell’economia mondiale. A poco varranno le misure lacrime e sangue che il governo Monti si accinge a varare, la parvenza di ritrovata concordia con le istituzioni europee, nonché, soprattutto, Angela Merkel e Nikolas Sarkozy, se alla prima cannonata proveniente da Ficht, una delle tre agenzie che, insieme, dominano il mercato, se ne aggiungeranno altre. La società, infatti, ha affermato che il nostro Paese, probabilmente, è già in recessione. Lo ha scritto in una nota in cui, notizia altrettanto pessima, ha declassato otto banche nostrane di medie dimensioni. Si tratta di Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Popolare di Sondrio, Credito Emiliano, Credito Valtellinese, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza e Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio. Come se non bastasse, in tutti questi casi, l’outlook è negativo.

Ovvero, si prevede che, in futuro, saranno soggette ad un ulteriore declassamento. Secondo quando si apprende dal comunicato dell’agenzia, «le otto banche stanno cercando di ridurre la spesa, ma non sembrano in grado di portare a termine il c0mpito, dato che il loro modello di business è centrato su una costosa rete di filiali». Secondo Ficht, non è escluso che istituti bancari di questo genere, nel medio periodo, daranno vita ad una serie di fusioni tra di loro per potersi ingrandire non lasciarsi fagocitare, a causa delle loro ridotte dimensioni, dai nuovi scenari che stanno sopraggiungendo. L’agenzie, tra le altre cose, ha fatto presente che, di recente, ha già abbassato il rating dell’Italia, ovvero il giudizio sulla capacità di solvenza legata al nostro debito pubblico. Il 7 ottobre, infatti, eravamo stati abbassati ad A+, con outlook negativo. Poco prima della notizia del giudizio dell’agenzia, ironia della sorte, l’Europa aveva plaudito alle intenzioni del governo Monti, per bocca, in particolare, Commissario Ue agli Affari Economici e Monetari Olli Rehn.

 



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