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FINANZA/ Ha vinto Bin Laden?

Pubblicazione:sabato 26 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 28 novembre 2011, 18.33

Un operatore davanti ai monitor di trading (Foto: IMAGOECONOMICA) Un operatore davanti ai monitor di trading (Foto: IMAGOECONOMICA)

Tuttavia la situazione può essere più chiara se si prende in considerazione il quadro complessivo di ciò che è avvenuto. Per sanare la situazione che si è venuta a creare con la crisi del 2008, quindi per sostenere il sistema che aveva garantito in modo artificiale al mercato la sua sopravvivenza - attraverso la finanza – gli Stati sono dovuti intervenire per sostenere il sistema creditizio. A loro volta, dunque gli Stati hanno dovuto sovvenire alle perdite delle banche. Infatti, per sostenere questa situazione disastrata - legata soprattutto ai titoli subprime (basati sulla contraddizione di valore tra gli immobili, l’indebitamento dei soggetti e gli investimenti finanziari e immobiliari gonfiati) – è stato necessario un intervento massiccio. Il livello di debiti sovrani di tutti gli Stati occidentali si è elevato in modo rilevantissimo e concorrenziale in rapporto alle possibilità di provvista. 
La situazione italiana tuttavia presenta caratteri peculiari. In Italia il debito è elevato da anni e lo Stato non è dovuto intervenire direttamente per sostenere il sistema bancario. Fu sufficiente una forma di garanzia. Sulla situazione italiana già pesava, tuttavia, l’intervento massiccio dello Stato in sfere che, oggi diremmo, non di sua competenza, consolidate con la riforma fiscale del 1972. Intervento, quello della riforma del ‘72, destinato ad aumentare la pressione fiscale – senza che l’evasione diminuisse - facendole raggiungere livelli drammatici, con l’obiettivo di sostenere contemporaneamente il debito in funzione di uno Stato imprenditore e soggetto di un cosiddetto “welfareche oggi rivela fino in fondo la sua iniquità e l’origine ideologica.
Il debito italiano è così frutto di sistemi corporativi e dell’assistenzialismo che nasce alla fine degli anni ’60 ed è legato all’incapacità del legislatore di fare riforme radicali, al momento opportuno, dello Stato e della produzione dei “suoi servizi”. Questa incapacità – che nel corso della storia italiana degli ultimi 60 anni è stata una costante: le leggi non furono mai riformiste ma sempre frutto di un mero e tardivo compromesso. L’anomalia del sistema italiano ha tenuto frenata l’Italia e noi oggi paghiamo conseguenze drammatiche. In una democrazia le riforme sono necessarie, indispensabili e permanenti.


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COMMENTI
26/11/2011 - tradizioni e scontro di civiltà (Antonio Servadio)

BL: personaggio estremo, anche nella violenza. E' in buona compagnia, in quella parte di mondo. Comunque trattasi di una minoranza. Però -in quella parte di mondo- BL non ha mietuto indignazione. Né folle né governi hanno reagito contro di lui con fermezza, anzi. Moltissimi hanno mostrato entusiasmo, hanno approvato, hanno festeggiato i suoi atti, anche in piazza. Al di là delle doverose condanne, bisogna interrogarsi profondamente circa i motivi di quel fiancheggiamento, di quel consenso che BL e colleghi hanno riscosso. Bisogna guardare a questa parte di mondo con gli occhi di quella parte di mondo. Per capire. Questo articolo va in quella direzione, anche se indirettamente, è un inizio.

 
26/11/2011 - Sono (Diego Perna)

Sono d'accordo totalmente con quanto Lei ha scritto, il valore va dato al lavoro ,va ridato al lavoro non a ciò che sinora e servito a specularci sopra.