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FINANZA/ Ecco il vero "miracolo" del Governo Monti

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Mario Monti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)  Mario Monti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

C'era una volta il Governo Berlusconi. Un esecutivo parecchio scombiccherato. Con un ministro dell’Economia da tutti odiato, che con il rigore nei conti pubblici e un bel po’ di miliardi aggiuntivi alla cassa integrazione ha pensato di tenere quanto più possibile l’Italia lontana dalla buriana della crisi. E con un Premier, surriscaldato da parecchi suoi ministri e consiglieri, che riteneva che sì, certo, il titolare del Tesoro faceva fare un'ottima e presentabile figura in Europa all’esecutivo italiano, ma che con la sua antipatica flemma recideva i consensi del Governo. L’idea del ministro dell’Economia era più o meno questa: se iniziamo a sbracare (più spesa o meno tasse) l’effetto di stimolo sull’economia sarà incerto, in presenza di una ripresa europea asfittica, mentre sarà quasi certo il messaggio indiretto, pessimo, che si darà ai mercati: addio rigore.

In estate, quando iniziano a essere chiari i rischi sui debiti sovrani europei, si avvia un doppio fuoco concentrico. Da un lato le istituzioni europee inducono i governi, compreso quello italiano, a rafforzare le misure di finanza pubblica. Dall’altro lato l’establishment italiano, dalle prime pagine dei grandi giornali che fanno opinione, inizia un coro che si trasforma presto in pensiero unico. Il pensiero unico si fonda su alcuni teoremi. Primo: il rigore non è più sufficiente, serve rinvigorire la crescita. Affermazione difficilmente contestabile. Secondo: per rinvigorire fin da subito la crescita servono liberalizzazioni, privatizzazioni e una riforma del fisco che sposti la tassazione dal lavoro e dalle società ai consumi e ai patrimoni. Pochi si pongono però un interrogativo: posto che queste misure sia condivise da tutti (e non lo sono), davvero si avrà un effetto immediato in termini di Pil? Alla domanda inizia a darsi una risposta positiva dall’inizio di agosto, quando la Bce invita l’esecutivo a varare proprio quelle riforme.

Da quel momento il tambureggiamento giornaliero degli editoriali di prima pagina dei grandi quotidiani nazionali diventa incessante. Il mantra di un decreto sviluppo panacea dei mali italiani, e vero antidoto al progressivo aumento dei tassi di interesse che lo Stato paga sul debito pubblico, diventa ossessivo. Con un Governo, diviso e squassato, che traccheggia nel varare le innovazioni indicate dalla Bce (anche se un ministro vicino al Premier, salvo poi rimangiarsi la tesi, scrisse subito dopo la lettera della Bce che nove dei dieci punti della missiva era già stati adottati dal Governo, e forse non aveva tutti i torti), dopo aver approvato misure di finanza pubblica per un centinaio di miliardi di euro, da settembre-ottobre inizia un altro tormentone.



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COMMENTI
04/12/2011 - LE MIE OPINIONI (Maurizio Spanò)

Io credo che in Italia non sia importante se al governo c'è la sinistra o la destra, credo invece che sia importante che tutti paghino le tasse e che nessuno rubi, sia commettendo reati che corrompendo. Sono profondamente convinto, da sempre, che ridurre il contante alle monete e comunque ad importi inferiori a 5-10 euro sia la soluzione. Non ci sarebbero più corruzione, reati contro la persona, criminalità organizzata e tutto quanto pesa poi sui disastri di questi giorni. La nostra è un'economia ricca dove un pensionato deve poter accedere a quanto gli serve per vivere sereno, dove una famiglia non dovrebbe vivere di stenti, dove i giovani devono poter avere un futuro con prospettive migliori rispetto ai genitori, come è sempre stato. Inoltre credo che in uno stato serio non ci debba essere la dichiarazione dei redditi, lo stato è perfettamente capace di calcolare quanto un cittadino, o un'azienda deve pagare di tasse. Credo anche che il politico debba essere remunerato per ciò che fa di buono per la colettività, così come credo che la sanità pubblica sia ormai insostenibile. Il cittadino deve avere servizi, compreso la sanità, che provengano da chi li fornisce meglio e a minor costo. lo stato non è un pozzo senza fondo dal quale attingere. La politica deve proporre soluzioni migliori e non soluzioni comunque. in fine l'università, chi insegna non può esaminare, gli esami li conduce una commissione esterna, e chi si laurea puà esercitare, anche senza abilitazione.

 
28/11/2011 - La verità è la verità (PAOLA CORRADI)

Scusate, ma la vertà non è solo quella raccontata dalle testate giornalistiche che comunque fanno del loro meglio per portare a casa la "pagnotta". La verità è abbiamo uno Stato troppo costoso, un debito pubblico enorme, e non cresciamo abbastanza per pagare il debito. Tra l'altro aumentano le persone in cassa integrazione, quindi se da un lato si innalza l'età pensionabile, dall'altra le casse integrazioni pesano sulle casse statali. Io avrei un'idea, invece che mettere le persone in cassa integrazione, paghiamole per quello che sanno fare ma per aziende "italiane" che facciano concorrenza a quelle che delocalizzano. Se non iniziamo ad interrompere il circolo vizioso, avremo una massa di gente che sa lavorare ma che nessuno vorrà impiegare perchè non c'è più l'impresa.