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CONTRATTI FIAT/ Landini, segretario generale Fiom, lascia il tavolo delle trattative

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Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini ha lasciato il tavolo delle trattative tra le parti sociali e i dirigenti Fiat riguardo il contratto dei lavoratori metalmeccanici, perché una parte della delegazione, a causa del blocco eseguito dai Cobas, non è potuta entrare. Ai microfoni di Tgcom 24, Landini ha dichiarato che si tratta di un chiaro «attacco alla democrazia. Non è questa la strada che risolve i problemi. La Fiat farebbe meglio a pensare come investire invece che creare situazioni come questa. Fiat ha disdettato tutti gli accordi, ora bisogna vedere». Adesso le trattative riguardo ai nuovi contratti di 80 mila lavoratori metalmeccanici di Fiat e Ferrari continueranno senza la presenza della delegazione della Fiom: per i sindacati sono infatti presenti le delegazioni di Fim, Uilm, Fismic e Ugl, mentre è assente anche Marchionne, sostituito però dal manager Paolo Rebaudengo. Un portavoce del Lingotto, dopo l’abbandono del tavolo delle trattative da parte di Landini, ha fatto sapere che «la Fiat è dispiaciuta che la trattativa all'Unione Industriali di Torino sia iniziata senza la presenza del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Il segretario Fiom ha lasciato la sala lamentando il fatto che una rappresentanza di Cobas impediva l'accesso alla delegazione Fiom». I sindacati protestano infatti perché non invitati alle trattative in corso, mentre Landini adesso annuncia uno sciopero il 16 dicembre prossimo: «Se il Lingotto estende l’accordo di Pomigliano e qualcuno dissente, per loro non ha diritto d’esistere. Troverei strano che gli altri sindacati possano accettare una situazione del genere. L’idea che cancellare diritti e contratti porta solo alla cassa integrazione. Credo che il governo si deve preoccupare se il primo gruppo industriale esce da Confindusria e decide che la Cgil non ha diritto a entrare nelle fabbriche Fiat non è giusto. Il 16 dicembre sciopero generale sicuro di categoria per far sì che questo modello non si possa estendere ad altri settori. E’ il contratto nazionale che fa coesione sociale». Anche il sindaco di Torino, Piero Fassino, ha parlato ai microfoni di Tgcom24, a cui ha spiegato che «la disdetta dei contratti è la conseguenza dell'uscita da Confindustria del Lingotto. In ogni caso penso che lo scenario sia cambiato radicalmente e proprio per questo bisogna ridisegnare le regole ma coinvolgendo tutte le organizzazioni sindacali.


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