BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Pronte le vie di uscita da un euro "spacciato"

Foto AnsaFoto Ansa

Il problema è che una volta che questa domanda diviene ricorrente sul mercato, comincia a diventare un argomento anche per le agenzie di rating: è successo al debito Usa, sta per succedere a quello francese. Non esistono posti sicuri dove nascondersi dai vigilantes obbligazionari sovrani. Anche perché, al netto del deficit di budget annuale solo al 4,3% del Pil, il debito totale salirà quest’anno all’83,2% del Pil, non poi così sideralmente lontano dal 93,3% del Portogallo e più alto dell’82,3% francese e del 61% spagnolo. La Bundesbank, inoltre, ha rivisto le stime di crescita per il 2012 a solo lo 0,5%. Aggiungete al quadro il fatto che la Germania sarà comunque il principale contributore del futuro Fondo salva-Stati e che dovrà con ogni probabilità mettere mano al portafoglio statale per ricapitalizzare le sue banche (per prima Commerzbank che non riesce a racimolare 5 miliardi di euro sul mercato) e il rischio si fa concreto. E con un downgrade tedesco, addio euro da subito.

Già, cari amici, ormai non dobbiamo più pensare a come salvare l’euro, ma a come uscirne il più ordinatamente possibile e senza troppi scossoni globali. Se anche il prudente e compassato Economist, infatti, leva l’ipotesi di frantumazione dell’eurozona dal congelatore dell’imponderabile e comincia a esporla sulla bacheca del “worst case scenario”, allora vuol dire che siamo davvero messi male. A confermarlo, ieri, anche il ministro delle Finanze britannico, George Osborne, secondo cui «la crisi nell’Eurozona rappresenta una situazione difficile e pericolosa e un crollo disordinato avrebbe effetti estremamente agghiaccianti sul Regno Unito». Ma se Osborne mette in guardia, altri parlano decisamente più chiaro. Nella fattispecie, William Hague, ministro degli Esteri, il quale non solo ha detto a chiare lettere che la Bank of England ha già preparato dei contingency plans in caso di rottura dell’eurozona, ma, addirittura, attraverso il Foreign Office ha dato mandato alle ambasciate britanniche nell’eurozona di preparare piani per aiutare i cittadini britannici ivi residenti in caso di collasso della moneta unica, soprattutto in caso di fallimenti bancari - incapacità di ritirare contante - e violenze in seguito alla crisi, cioè scenari greci ovunque nell’eurozona. Insomma, non siamo più alla categoria del “se” ma del “quando”.

E ancora, la Fsa - la Consob britannica - ha chiesto con urgenza alle banche britanniche di rafforzare i loro contingency plan in caso di rottura dell’eurozona, visto che alcuni analisti pensano che l’abbandono dell’euro potrebbe comportare il dimezzamento - in alcuni casi estremi - del Pil di alcuni Paesi, scatenando disoccupazione di massa. I più attivi nella preparazione di report in tal senso, sono quelli di Ubs, secondo cui una rottura dell’eurozona potrebbe minare gli stessi diritti di base della proprietà e scatenare disordini civili su larga scala. Ma sarebbe davvero così devastante il cosiddetto “eurogeddon”? Non la pensano così, pur essendo interessati nel giudizio, al team valutario di BofA Merrill Lynch, i quali hanno dato vita a uno studio basato sul fair value delle principali monete continentali in caso di rottura dell’eurozona, offrendoci più di una sorpresa.

 

 


COMMENTI
29/11/2011 - Rimonetizzare oro e argento (J B)

Per prima cosa bisognerebbe abbattere il monopolio dei governi sull'emissione di moneta. Il ritorno alle valute nazionali pre-euro dovrebbe essere accompagnato dalla contestuale introduzione di oro e argento nel sistema monetario mondiale. Oro e argento potrebbero circolare come monete oppure come valuta. In tal caso, solo se emessa a fronte di una copertura del 100% di oro o argento. Ci sarebbero quindi due sistemi di prezzi, ovvero in moneta sonante (oro e argento) ed in valuta governativa (lira per noi italiani). A quel punto il libero mercato deciderebbe quale moneta è migliore. A mio parere la gente tende a fidarsi maggiormente di un autorità nazionale che emette moneta rispetto a soggetti privati (come banche ad esempio). Ma ovviamente, si tratta di un beneficio che si deve guadagnare sul campo dimostrando di emettere appunto la moneta migliore. Sono conscio che oro e argento possono suonare come "relitti barbarici", ma sono le migliori forme di moneta che l'uomo ha liberamente scoperto ed adottato in quasi 4500 anni di storia. Se il mercato inventerà qualcosa di meglio, ben venga! Basta siano rispettati i diritti di proprietà.