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CRAC ITALIA(?)/ 2. Forte: bastano 25 miliardi per salvare l’Italia

Pubblicazione:giovedì 3 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 3 novembre 2011, 12.05

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

La ritengo un’ipotesi dannosa, perché questo sarà un mese importantissimo in cui non possiamo permetterci quella crisi di governo necessaria ad aprire la strada alle larghe intese. Dato che non c’è ancora un accordo europeo sulla crisi, che c’è una finanza scatenata, meglio magari tornare a parlare di governo di larghe intese l’anno prossimo. Già l’annuncio di un referendum in Grecia ha dato una forte scossa ai mercati, figuriamoci cosa può accadere con una crisi di governo in Italia.

 

Ieri La Repubblica ha scritto che secondo un report di Credit Suisse - dati i precedenti di Grecia, Portogallo e Irlanda che hanno dovuto richiedere aiuti internazionali dopo aver superato la soglia del 6% di rendimento dei titoli di stato - all’Italia restano 100 giorni per evitare il default. Cosa ne pensa?

 

Dal punto di vista econometrico ed economico questa è una scemenza. Abbiamo infatti in Europa un tasso di inflazione al 3% e la prospettiva per il prossimo decennio è che si attesti intorno al 2,5%. Questo vuol dire che anche se si arriverà a un rendimento nominale del 7% sarà in realtà al 6%. Inoltre, a differenza della Grecia e degli altri, il nostro deficit pubblico è fase di azzeramento e abbiamo già un avanzo primario di bilancio. Questo ragionamento è quindi privo di basi matematiche. Infine, in prospettiva, il crescente avanzo primario ci permette di poter affrontare l’emissione di titoli di stato per 220 miliardi di euro nel 2012 e di 180 nel 2013 sapendo che non ci sarà un “avvitamento” sul rifinanziamento del debito.

 

Lei ha appena parlato di un’emissione da 220 miliardi per il 2012. Ci può spiegare come si arriva a questa cifra, dato che sui giornali se ne vedono altre e più elevate (si parla di 440 miliardi)? 

 

Le spiego il calcolo: in totale ci saranno emissioni per oltre 1700 miliardi di euro. Di questi, 140 riguardano Bot la cui scadenza sarà entro l'anno e 160 sono costituiti da Cct biennali. Quindi l'importo delle emissioni a breve è dato dalla somma di 140 (i Bot) e dalla metà del valore dei Cct (dato che sono biennali). Il totale è 220. I restanti 1400 e più miliardi di emissioni riguardano Ctz, Btp e titoli esteri la cui "vita media" è di sette anni. Anche qui dividendo l'importo per gli anni di durata si ha un totale di circa altri 220 miliardi. Nominalmente ci sarebbero quindi 440 miliardi di euro, ma sui titoli a breve (220 miliardi) non c'è alcun rischio di avvitamento come detto, perciò resta solo da affrontare lo "scoglio" dei rimanenti 220 miliardi.

 

(Lorenzo Torrisi)



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COMMENTI
03/11/2011 - Se a salvarci è un numero, siamo a posto (claudia mazzola)

Tuttu questi numeri e calcoli non bastano a far tornare lavoro. Con la piccolissima sas di mio marito (premetto che sono anni che galleggia per sopravvivere), ho l'opportunità di ascoltare voci dei clienti e fornitori, non ce n'è uno che abbia lavori in corso. Io pensavo che erano le PMI a dover salvare l'Italia o no? Ditemelo voi.