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FINANZA/ 2. Una domanda per Monti da Shakespeare e Keynes

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Mario Monti (Foto Ansa)  Mario Monti (Foto Ansa)

Andiamo ora a Keynes. Con preveggenza, nel 1930 a Madrid delineava un modo in cui il progresso tecnologico avrebbe consentito (nell’area atlantica) a ciascuno di soddisfare le proprie esigenze essenziali con tre ore di lavoro al giorno. Le conseguenze: o la crescita inarrestabile di “nuove esigenze” (anche di dubbia utilità) o una distribuzione iniqua delle ore di lavoro (moltissime per alcuni, disoccupazione per altri) o un tempo libero da riempire. Per non soffrire d’inedia, Keynes suggeriva con attività “meritorie” e “relazionali”.

Il cerchio si chiude. Possiamo evitare “la crisi sociale dello Stato” e le previsioni amare di Keynes se la “spending review” del welfare, centrale ai programmi nel nuovo Governo, non è solo un esercizio contabile volto a individuare sprechi e suggerire tagli. Deve portare a un passo indietro delle macchine burocratiche per farne fare uno avanti a quel lavoro volontario e semi-volontario organizzato da agenzie di promozione sociale. È una sfida che ci impegniamo a seguire e monitorare.



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