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CRAC ITALIA (?)/ 2. Bertone: c’è un filo rosso che ci unisce a Grecia e Germania

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Questa strategia, però, ha ormai fatto il suo tempo. Inutile sprecare energie, tempo e il denaro necessario per scarrozzare delegazioni in conferenze che riproducono a livello continentale le inutili manfrine della politica nostrana, generando mostri ad alto reddito e a bassa produttività. Il vertice di Cannes, al proposito, è una sorta di capolinea: la Costa Azzurra, uno dei simboli della cultura e della qualità europea, dove i presunti potenti d’Europa cercano di trovare rimedi con il cerotto alla crisi greca e a quella, già annunciata , dell’Italia fingendo di credere che si tratti di un problema di ingegneria finanziaria e non di strategia politica.

Intanto, le delegazioni del Nuovo Mondo, cioè gli Usa azzoppati dalla crisi ma pur sempre superpotenti, si domandano perché l’Europa non metta in campo le proprie risorse, invece che perdersi in liti da condominio. E i nuovi padroni cinesi, corazzati da 3.200 miliardi di dollari di riserve accumulate dall’applicazione tattica del capitalismo su solide basi comuniste, si godono il porprio trionfo rispetto alle “sciocchezze” dell’eredità europea. Altro che iniziativa privata, l’industria cinese, per legge, è controllata dallo Stato nei seguenti settori: energia, petrolio, carbone, petrolchimica, gas, tlc, aeronautica, armamenti, navi, auto, informatica, prodotti metallici. Meno del 10% del Pil è frutto di imprese a controllo privato. Altro che vantaggi del modello europeo: il no di Bruxelles alla Turchia ha portato a Istanbul assai più benefici della presunta solidarietà ad Atene.

È il momento di ripensare all’Europa, così come l’abbiamo vissuta (e sfruttata) in tre quarti di secolo. Delle due l’una: o il Vecchio Continente è consapevole che le conquiste del XX secolo, a partire dal welfare, richiedono oggi un salto di qualità, abrogando privilegi e rendite del passato (non solo le auto blù o i soprusi delle varie caste, ma anche le pensioni di anzianità che non si giustificano più in assenza di lavori usuranti e con un’attesa di vita che supera gli ottant’anni) oppure l’Europa non ha più senso. Ci sarà un asse russo-tedesco basato sulla combinazione di materie prime a Est e di tecnologia a Ovest, ci saranno scelte industriali e culturali diverse per l’Ovest (più facile per il Regno Unito, più complesso il futuro della Francia che torna a guardare all’Africa e al Medio Oriente).


COMMENTI
04/11/2011 - affidiamoci agli uomini di buona volontà (francesco taddei)

Io credo che la realizzazione del "destino" della nostra nazione passi anche dalle mani (o teste, fate voi) di persone con progetti ambiziosi, che valorizzano il talento del singolo. Abbiamo le risorse intellettuali per farlo ma non le sfruttiamo. abbiamo milioni di connazionali in tutto il mondo con cui collaborare, ma li abbiamo dimenticati. perchè ci vogliamo così poco bene?